Tumore al seno: attente all’happy hour, ragazzine!

Andateci piano con l’alcol, ragazzine. Correte un rischio serio, sebbene finora quasi del tutto sconosciuto. La prestigiosa rivista Journal of National Cancer Institute (JNCI) il 28/8/2013 diffonde per la prima volta, online, i risultati di un importante e allarmante ricerca: l’aumento di incidenza del tumore al seno è legato, con inconfutabilità statistica, anche al consumo di bevande alcooliche in età adolescenziale e giovanile.
Le credenziali per un’informazione credibile ci sono tutte. In calce alla ricerca, primo autore YingLiu, sotto l’egida del National Cancer Institute, c’è la firma di alcuni centri statunitensi di fama, come la Washington University School of Medicine, Brighan and Women Hospital, Harvard Medical School, Beth Israel Deaconess Medical Centere Harvard School of Public Health.

Cerchiamo di capire. Già conosciamo con certezza alcuni dei fattori principali che possono aumentare il rischio per questo tipo di tumore: alcuni ereditari, come la familiarità o alcune mutazioni genetiche (vedi BRCA 1 e 2); altri personali, come la precocità del menarca (età della prima mestruazione), menopausa tardiva, prima gravidanza a termine in età avanzata soprattutto, se senza allattamento al seno, poche gravidanze, uso di ormoni dopo la menopausa; altri ipotetici, come la presenza di estrogeni nel mangime di animali di cui ci nutriamo.
Con certezza sappiamo anche che il momento in cui la ghiandola mammaria è più a rischio, più suscettibile di modificazioni pericolose in senso tumorale, è quello compreso tra il menarca e la prima gravidanza a termine. Periodo che purtroppo si è notevolmente allungato.

L’epocale mutazione antropologica registrata nell’ultimo secolo ha investito anche, e non di poco, la fisiologia riproduttiva femminile. In cent’anni, l’età media del menarca si è abbassata da 14/ 16 anni a 10/12. Inverso, invece, il trend dell’età della menopausa è scivolato in avanti verso i 50 anni, e, soprattutto, quello della prima gravidanza: rispetto ai 20/25 di un tempo, l’età delle primipare si è andata gradualmente innalzando, tanto che oggi è comune avere il primo figlio dopo i 35 anni, e i tempi dell’allattamento sono assai più brevi.
Cambiamenti antropologici che riflettono quelli sociali. Le cause vanno ricercate in tutto ciò che costringe la donna a rinviare o a rinunciare all’esperienza della maternità, ovvero a considerarla un lusso o un atto di eroismo: dall’accesso diffuso ma tardivo al mondo del lavoro, all’insufficienza di risorse economiche disponibili rispetto al costo dei figli, alla scomparsa di un supporto pubblico, in termini di welfare, sociale e familiare.
Pochi figli, dunque in Italia, (la natalità è decresciuta fino ad attestarsi sull’1,2 per donna), famiglie numerose sempre più rare, ricorso alla fecondazione assistita sempre più frequente per chi non vuole arrendersi, anche a costo di sottoporsi allo stress delle stimolazioni ormonali, delle manipolazioni, delle speranze e delle disillusioni; o a costo di andare all’estero, per aggirare i veti legislativi italiani; o a costo di ricorrere a certe aberranti forzature da parte di alcuni sedicenti “maghi” della fecondazione artificiale.
Ed ora ecco che ai vari fattori di rischio se ne aggiunge uno inedito e, ahimé, tra le adolescenti ricorrente: l’abuso di alcol. Lo studio si proponeva di valutare la seguente ipotesi: può il consumo di bevande alcooliche, nel periodo precedente alla prima gravidanza, aumentare il rischio dei tumori maligni al seno? L’associazione tra alcol e tumore, in realtà, è risultata essere tanto più marcata quanto è lungo l’intervallo tra menarca e prima gravidanza a termine. (Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2002;11(11):1369-1374 e Pediatrics 2012 ;129 (5) 1192-1198 accessibili supubmed).
Per testare questa ipotesi, gli autori, tra il 1989 e il 2003, hanno inviato a 116671 infermiere diplomate di età compresa tra i 25 e i 44 anni un questionario con vari quesiti sul loro stato di salute, sulle loro abitudini di vita e sulla loro storia riproduttiva. Escluse le donne che avevano sviluppato un tumore al seno prima del 1989, escluse le persone su cui non si potevano avere date certe riguardanti il menarca, l’età della gravidanza e il consumo di alcoolici, è rimasto un campione di 91005 infermiere i cui dati erano completi. Qualsiasi biopsia mammaria è stata rivista e controllata da un centro di riferimento, in modo da avere una standardizzazione della diagnosi. Lo studio è stato chiuso nel giugno del 2009. Per evitare degli errori statistici i dati analizzati sono stati corretti alla luce di una serie di fattori prognostici (familiarità, obesità, uso di ormoni…).
Nel campione di donne, nel periodo interessato, sono stati identificati 1609 casi di tumore al seno. Si è dimostrata statisticamente una incidenza maggiore di tumori tra quelle che avevano consumato alcoolici nel periodo intercorrente tra il menarca e la prima gravidanza. L’incidenza, per le consumatrici prima della prima gravidanza, è risultata essere di 195 su 100.000 persone per anno con almeno un consumo di 15 g/giorno di alcool, contro i 144 delle non consumatrici prima della prima gravidanza. Inoltre i ricercatori hanno potuto correlare che se l’intervallo tra menarca e prima gravidanza era superiore a 10 anni l’incidenza dei tumori aumentava ulteriormente nelle bevitrici.
Conclusione degli autori : 11.617 dei 232.340 nuovi casi di tumore al seno previsti nel 2013 nei soli Stati Uniti, ovvero il 5 %, si sarebbero potuti evitare, se solo si fosse centellinato l’alcol tra le prime mestruazioni e la prima gravidanza.Ecco una delle notizie scientifiche che i genitori dovrebbero trasmettere alle figlie adolescenti, e i mass media e le pubblicità progresso ai genitori. Si tratta di prevenzione primaria. Il messaggio è semplice e diretto: aumentano i motivi per cui qualche happy hour in meno può valere qualche vita in più.

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