Diritti di base

 

  

 

L’art. 32 della Costituzione Italiana dice che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e come dice art. 13 “ La libertà personale è inviolabile”.

Lo perfeziona anche il Codice Deontologico dei Medici (art. 30-35). Il paziente ha diritto di decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto di conoscere tutte le informazioni disponibili sul proprio stato della salute chiedendo a chi di competenza ciò che non è chiaro. Deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia o esame diagnostico.

Si prevede che nell’aiutare e sostenere la persona nelle scelte terapeutiche le informazioni relative al piano di assistenza devono essere adeguate al livello di comunicazione e alla capacità del paziente di comprendere. Si adopera affinché la persona disponga di informazioni globali e non solo cliniche e ne riconosce il diritto alla scelta di non essere informato.

Questo vuole dire che dovrebbero essere disponibili le seguente notizie:

  • informazioni mediche: in merito al tipo di tumore diagnosticato e prognosi; agli accertamenti ed esami del caso; alle opzioni terapeutiche con relativi pro e contro; agli effetti collaterali della malattia e del trattamento:
  • informazioni per ottenere aiuti sul piano pratico, sociale e finanziario;
  • informazioni sui effetti sulla qualità di vita, sulle relazioni interpersonali, sulla vita sessuale e sul modo in cui affrontarli;
  • opportunità di terapie complementari.
  • informazioni sul nome dello specialista e dei collaboratori curanti;
  • indicazioni sugli orari di reperibilità del medico di famiglia, dello specialista, dello psicologo e del personale di sostegno, oltre a sapere a chi si può rivolgere di notte o durante il week-end in caso di necessità.

La decisione si esprimerà firmando un modulo di «consenso informato» che costituisce il fondamento della liceità dell’attività sanitaria, in assenza del quale l’attività stessa costituisce reato. Il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia medica possano comportare gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l’obbligo di non eseguire o di interrompere l’esame clinico o la terapia in questione. Il consenso può essere revocato in ogni momento dal paziente e, quindi, gli operatori sanitari devono assicurarsi che rimanga presente per tutta la durata del trattamento: se la cura considerata prevede più fasi diverse e separabili, la persona malata deve dare il suo consenso per ogni singola parte di cura.
Il consenso informato ad una determinata cura può essere espresso da un’altra persona solo se questa è stata delegata dal malato stesso.

Le uniche eccezioni all’obbligo del consenso informato sono:

  • le situazioni nelle quali la persona malata ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informata;
  • le condizioni della persona siano talmente gravi e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato intervento di necessità e urgenza indispensabile. In questi casi si parla di consenso presunto;
  • i casi in cui si può parlare di consenso implicito, per esempio per quelle cure di routine, o per quei farmaci prescritti per una malattia nota. Si suppone, infatti, che in questo caso sia consolidata l’informazione ed il consenso relativo;
  • in caso di rischi che riguardano conseguenze atipiche, eccezionali ed imprevedibili di un intervento chirurgico, che possono causare ansie e timori inutili. Se, però, il malato richiede direttamente questo tipo di informazioni, il medico deve fornirle;
  • i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO),
  • le vaccinazioni obbligatorie, sono stabilite nei programmi nazionali di salute pubblica

Se si ritenga opportuno procedere a consulto medico esterno alla struttura del ricovero, avete diritto di ottenere una relazione medica dettagliata sulla vostra situazione clinica. Durante il ricovero avete il diritto di prendere visione della cartella clinica ed anche il medico di famiglia può visionarla (Legge 241/1990). Solamente dopo le dimissioni, puoi avere copia integrale della cartella, che deve essere consegnata entro 30 giorni dalla richiesta ovvero immediatamente, in caso d’urgenza documentata. Se non si può ritirare personalmente la copia richiesta, è sufficiente una delega scritta a persona di fiducia cui devono essere consegnati i documenti richiesti, in busta chiusa (Legge 241/1990; D..Lgs. 196/2003)
Tutti i dati riguardanti la persona e la malattia sono tutelati dalla Legge 196/2003, testo unico sulla tutela della privacy. Senza la specifica autorizzazione in forma scritta i dati non potranno essere utilizzati per altri scopi al di fuori di quelli strettamente legati alla cura. Se si chiederà di usare i dati per scopi statistici o scientifici tali devono essere resi anonimi, affinché non si possa risalire al nome.

 

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