Mammografia

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L ‘esame si esegue utilizzando una apparecchiatura radiologica dedicata, il mammografo.
La mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico detto compressore.
Vengono eseguite, di base, due proiezioni (cranio-caudale ed obliqua mediolaterale) per ogni mammella: in totale si ottengono quindi quattro radiografie.
Ulteriori proiezioni aggiuntive possono essere eseguite a discrezione del radiologo.
L’acquisizione delle immagini dura, per ogni proiezione, pochissimi secondi.
Complessivamente l’indagine dura 10-15 minuti.

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Non vengono somministrati farmaci e non viene utilizzato nessun mezzo di contrasto.
Non è necessaria alcuna preparazione prima dell’esame e non viene effettuata alcuna forma di anestesia.   Non è un accertamento doloroso, anche se alcuni seni possono essere dolenti alla pressione. Al termine dell’esame la donna può lasciare il centro immediatamente e non è necessario farsi accompagnare.

Nelle donne con il ciclo mestruale ancora presente, è opportuno eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, perché è il periodo in cui il seno è meno teso e quindi più facilmente comprimibile. Inoltre in questa fase è possibile escludere una eventuale gravidanza.  Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l’indagine in qualunque momento.

Al momento dell’esecuzione dell’esame è importante portare con se tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza. Potrebbero essere di fondamentale importanza per il medico radiologo per un eventuale confronto.  La compressione del seno è irrinunciabile per una corretta esecuzione dell’esame.

La metodica di esecuzione della mammografia, anche se notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non permette di evidenziare la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: le statistiche recenti riportano dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con questo esame.  Questi limiti diagnostici  sono particolarmente significativi nelle donne con un seno “denso”, poiché la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento di un eventuale tumore.
La difficile risoluzione di queste problematiche risiede nella natura stessa delle modalità con cui si ottiene l’immagine mammografica: nel sistema tradizionale, infatti, l’acquisizione, l’esame e l’archiviazione dell’immagine sono tutti concentrati sulla pellicola radiografica, non vi è quindi la possibilità di ottenere separatamente le singole procedure.

Al momento dell’esecuzione dell’esame, è importante portare con se tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza. Potrebbero essere di fondamentale importanza per il medico radiologo per un eventuale confronto. La compressione del seno è irrinunciabile per una corretta esecuzione dell’esame. Le pazienti portatrici di protesi mammarie in seguito a mastectomia e ricostruzione con protesi definitiva non dovranno essere sottoposte a mammografia bensì ad indagine ecografica.

 

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