Domande frequenti

 

 1.  Che cos’è il tumore alla mammella?

È una patologia oncologica dovuta alla moltiplicazione incontrollata di un gruppo di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne con capacità di invadere il tessuto circostante e, nel tempo, anche altri organi del corpo.

Esistono molti diversi tipi di tumore del seno. Il nome dei vari tumori deriva dalla parte del seno in cui ha inizio la crescita delle cellule tumorali.

  • carcinoma in situ: non è invasivo, cioè non ha invaso i tessuti circostanti. Spesso forma delle microcalcificazioni nei lobuli o nei dotti della ghiandola mammaria.
  • carcinoma infiltrante o invasivo: ha vari stadi e può essere rilevato anche con la palpazione (nodulo). Si tratta di un tumore che si diffonde al di fuori del dotto o del lobulo, quindi si è già diffuso ai tessuti circostanti è può avere già metastizzato (metastasi a distanza). Questo tipo di tumore si divide in due sottocategorie lobulare (se ha avuto origine dai lobuli della mammella) o duttale (se è nato dai dotti della stessa). NB. I due terzi di questi tumori sono ormono-dipendenti, ovvero sono sensibili agli estrogeni, pertanto la presenza dell’ormone ne favorisce sia lo sviluppo che la crescita. 

I medici diagnosticano e classificano il tumore al seno in base agli stadi (da 0 a IV). Per determinare lo stadio del tumore al seno si considerano tre importanti fattori: le dimensioni del tumore, le condizioni dei noduli e le metastasi.

Dimensioni del tumore
Le dimensioni del tumore primario sono uno dei principali tratti distintivi. In base alla sua dimensione il tumore si clssifica come segue:

  • TX  dimensione non definibile
  • T0 dimensione non evidenziabile
  • T1 dimensione < 2 cm
  • T2 dimensione  2 cm – 5 cm
  • T3 dimensione > 5cm
  • T4 dimensioni importanti con estensione alla parete toracica o alla cute

Condizioni dei noduli
Le condizioni dei noduli indicano la presenza o l’assenza di cellule tumorali nelle ghiandole o nei linfonodi. Le condizioni dei noduli aiutano a definire lo stadio del tumore al seno.

Metastasi
Questo termine indica un tumore che si è diffuso dal seno colpito in altre parti del corpo: tessuto molle (ad esempio il tessuto dell’altro seno, linfonodi distanti o epidermide), organi come ad esempio il fegato o i polmoni e le ossa.

  • MX  metastasi a distanza non accertabili
  • M0 metastasi a distanza assenti
  • M1 metastasi a distanza presenti

Gli stadi del tumore al seno
I tumori al seno di stadio 0, I e II sono considerati precoci

Stadio 0
Il carcinoma duttale o lobulare in situ è un tumore estremamente precoce che non si è ancora diffuso oltre il dotto o il lobulo.

Stadio I
Il tumore è al massimo di 2 centimetri e non si è diffuso al di fuori del seno.


 

 

 

 

 

 

 

 

 Stadio IIA
Il tumore non è nel seno ma nei linfonodi ascellari OPPURE il tumore è al massimo di 2 centimetri ma si è diffuso nei linfonodi OPPURE il tumore è di dimensioni comprese tra i 2 e i 5 centimetri ma non si è diffuso nei linfonodi ascellari.

Stadio IIB
Il tumore è di dimensioni comprese tra i 2 e i 5 centimetri e si è diffuso nei linfonodi ascellari OPPURE è più grande di 5 centimetri ma circoscritto all’interno del seno.


 

 

 

 

 

 

 

 

Stadio IIIA
Il tumore non è nel seno ma si è diffuso nei linfonodi ascellari collegati fra loro o ad altre strutture OPPURE è al massimo di 5 centimetri e si è diffuso nei linfonodi ascellari collegati fra loro o ad altre strutture OPPURE il tumore è più grande di 5 centimetri e si è diffuso nei linfonodi ascellari collegati o non collegati fra loro o ad altre strutture.

Stadio IIIB
Il tumore si è diffuso nel tessuto accanto al seno (l’epidermide o la parete toracica, comprese le costole o i muscoli toracici) E potrebbe essersi diffuso nei linfonodi all’interno del seno o sotto il braccio.


 

 

 

 

 

 

 

 

 Stadio IIIC
Il tumore si è diffuso nei linfonodi sotto la clavicola e accanto al collo E potrebbe essersi diffuso nei linfonodi all’interno del seno o sotto il braccio e nei tessuti adiacenti al seno.1

Stadio IV
Il tumore si è diffuso in altri organi del corpo, solitamente le ossa, i polmoni, il fegato o il cervello.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

3.  Quali sono i maggiori fattori di rischio per il tumore alla mammella?

I principali fattori di rischio per il carcinoma della mammella sono:

Età: con l’aumentare dell’età aumenta il rischio.  L’incidenza si raddoppia ogni 10 anni, fino alla menopausa quando il tasso di aumento rallenta. Circa l’70% dei casi di cancro al seno si verifica nelle donne sopra i 50 anni.

Ormoni: fino ad oggi numerosi studi hanno dimostrato una correlazione tra l’insorgenza del tumore al seno e gli ormoni presenti  femminili. I casi di malattia aumentano con l’età anche per effetto della prolungata esposizione agli ormoni prodotti dall’ovaio prima della menopausa. Le donne con vita fertile più lunga sono più a rischio ( prima mestruazione precoce, sia in quello di menopausa tardiva).

Familiarità: vi è un aumento del rischio quando in famiglia vi siano stati casi di tumore al seno in parenti prossimi (madre, sorella, nonna, zia) sia da parte materna sia paterna. Si può inoltre avere un maggior rischio di tumore al seno se si ha un parente stretto con il cancro all’utero, alle ovaie o al colon. Circa il 20% delle donne con cancro al seno hanno una storia famigliare di tumore.

Predisposizione genetica: in presenza di una familiarità di casi di tumore dell’ovaio e del seno si può sospettare la presenza di una predisposizione genetica. Alcune persone hanno infatti i geni che le rendono più inclini a sviluppare il cancro al seno. I più comuni difetti del gene si trovano nella geni BRCA1 e BRCA2.  Questi geni normalmente producono proteine che proteggono dal cancro. Ma se un genitore passa un gene difettoso, si ha un aumento del rischio di cancro al seno. Le donne con questi difetti hanno fino ad un80% di probabilità di contrarre il cancro al seno.

Nulliparità o Prima Gravidanza Tardiva: il numero delle gravidanze può influire sul tumore al seno, infatti, maggiore è il numero di gravidanze, minore è il rischio. Anche l’età della prima gravidanza è influente: una gravidanza prima dei 30/35 anni sembra proteggere la donna dal rischio di sviluppare un tumore alla mammella.

 • DES:  Le donne che hanno fatto uso di dietilstilbestrolo (DES) per prevenire un aborto spontaneo possono avere un aumento di rischio di cancro al seno dopo i 40 anni. Questo farmaco è stato somministrato alle donne nel periodo 1940 – 1960

 • Terapia ormonale sostitutiva (HRT)

Età al Menarca e alla Menopausa: Donne che hanno avuto menarca precoce (prima degli 11 anni) oppure una menopausa tardiva (dopo i 54 anni) hanno un rischio più elevato di sviluppare un tumore al seno. Inoltre chi va in menopausa dopo i 55 anni ha un rischio doppio di sviluppare questa patologia rispetto a chi va in menopausa prima dei 45 anni.

Precedente carcinoma della mammella: aumenta le probabilità di recidive allo stesso o all’altro seno.

Obesità: la tendenza ad ingrassare, specialmente dopo la menopausa, può costituire fattore di rischio importante perchè in tali soggetti si ha una maggiore produzione di estrogeni.

Dieta: un eccesso di calorie può aumentare il rischio

Scarsa attività fisica.

Consumo di alcool: Due bicchieri al giorno comportano un aumento di rischio del 21%

 • Radiazioni. Più si è giovani nell’età in cui si ricevono cure radianti, più alto sarà il rischio, soprattutto se la radiazione è avvenuta quando una donna è in fase di sviluppo dei seni

E’ stato inoltre provato che il reggiseno con il ferretto non aumenta il rischio di cancro al seno e non vi sono prove di un legame diretto tra cancro al seno e l’aborto

 

 4.  Quali sono i segni per sospettare un tumore alla mammella ?

Nella larga maggioranza dei casi il tumore al seno si presenta alla donna e al medico come un nodulo duro alla palpazione. La maggior parte dei tumori al seno non provoca dolore. Ogni nodulo che compare dopo i 30 anni deve essere considerato dubbio. Sempre più spesso è il radiologo, con una mammografia o l’ecografia eseguita per riscontrare un tumore non palpabile. I tumori iniziali guariscono in oltre il 90% dei casi.

 

5.  Oltre al nodulo mammario, esistono altri segni per sospettare un tumore al seno ?

Si, alcuni altri segni (rari) devono essere considerati:

• rigonfiamenti al seno o all’ascella

 • modifica delle dimensioni, della forma o delle sensazioni al seno o al capezzolo

• arrossamenti localizzati o diffusi

• retrazione o cambiamento del capezzolo

• secrezione dal capezzolo (possono essere sanguinose, gialle o verdi, ed assomigliare al pus

• aumento delle dimensioni di un linfonodo all’ascella

 

Sintomi dello stato avanzato possono comprendere:

 • dolore osseo

 • dolore o disagio della mammella / seno

 • ulcere della pelle

 • gonfiore di un braccio (quello vicino al seno con il tumore)

 • perdita di peso

localizzati

 

6.  Quali sono i principali esami per scoprire il tumore al seno ?

E’ importante scoprire un tumore della mammella il più precocemente possibile, perché con un’adeguata ed opportuna anticipazione diagnostica, le possibilità di vincere il tumore al seno sono pari ad oltre il 90%.

Gli esami per la diagnosi di un tumore mammario sono:

AUTOPALPAZIONE, l’autoesame del seno che permette alla donna di conoscere la struttura della propria mammella e quindi di individuare tempestivamente gli eventuali noduli duri o di consistenza diversa dal tessuto circostante, e/o anomalie rispetto al mese o ai mesi precedenti. Andrebbe effettuata periodicamente, possibilmente una volta al mese.

VISITA SENOLOGICA, l’esame del seno eseguito da un medico, possibilmente esperto, che potrà così riscontrare un nodulo sospetto. Andrebbe effettuata una volta l’anno a partire dai 25/30 anni di età.

ECOGRAFIA, l’esame usato, su indicazione del medico, in caso di comparsa di noduli. È consigliabile comunque nelle mammelle compatte tipiche delle donne giovani o delle donne che non abbiano allattato.

MAMMOGRAFIA, il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce: è consigliabile eseguirlo una volta l’anno per tutte le donne dai 40 anni in poi.

 

7.  La mammografia è dolorosa ?

La compressione della mammella durante l’esecuzione della mammografia può risultare a volte fastidiosa o leggermente dolorosa. Dura poco tempo ed è comunque indispensabile per ottenere un buon risultato.

 

8.  La mammografia presenta margini di errore ?

La mammografia presenta ancora un limitato margine di errore diagnostico, ma rimane, comunque, l’esame salvavita per la maggior parte delle donne che si ammalano, perché permette di poter intervenire quando il tumore è ancora di piccole dimensioni e ben localizzato. Per avere una maggiore sicurezza sull’accuratezza dell’esame e sui risultati è importante affidarsi a radiologi esperti e scegliere ospedali e centri in cui si eseguano migliaia di mammografie ogni anno.

 

9.  L’ esposizione ai raggi X durante la mammografia può essere dannosa ?

L’esposizione ai raggi X, durante l’effettuazione di una mammografia, è del tutto trascurabile.

 

10.  E, in caso di sospetto, quali sono gli accertamenti più appriofionditi che si possono effettuare ?

Nel caso di ritrovamento di lesioni sospette in seguito ad esame mammografico, è consigliabile l’esecuzione di un ago aspirato e/o di una biopsia per la conferma cito-istologica, quindi l’eventuale exeresi (asportazione) della lesione. La decisione di effettuare una quadrantectomia o una mastectomia è presa sulla base di vari parametri bioistologici, estensione del tumore, dell’eventuale interessamento linfonodale.

 

11.  Se si sente un nodulo al seno,scoperto tramite autopalpazione, cosa bisogna fare ?

 La prima cosa da fare è riportarsi al proprio medico di fiducia. Questi valuterà se è il caso di sottoporla ad approfondimenti diagnostici (mammografia, ecografia, agoaspirato, biopsia). Se la visita e la mammografia non evidenziano nulla di particolare, è probabile che il medico proponga di aspettare qualche mese, per ripetere gli esami clinico-diagnostico-strumentali.

 

12.  Quali sono le terapie più efficaci nel tumore della mammella ?

Nel tumore della mammella, le possibilità terapeutiche sono rappresentate prevalentemente dalla chirurgia, seguita dalla chemioterapia e dalla radioterapia.

 

13.  In cosa consiste la chirurgia in caso di tumore del seno ?

La chirurgia è l’arma più efficace in caso di tumore al seno a cui si ricorre, indipendentemente dallo stadio, per rimuovere il tessuto malato. Le tecniche di intervento sono due: conservativa e demolitiva. La chirurgia conservativa (quadrantectomia) è possibile solo quando il tumore è di dimensioni ridotte e consiste nell’asportare unicamente la parte di ghiandola in cui si trova la lesione, salvando il seno. La chirurgia demolitiva (mastectomia) è necessaria quando il tumore è piuttosto esteso e prevede l’asportazione totale della mammella. Entrambe queste tecniche chirurgiche possono richiedere l’asportazione dei infonodi ascellari. Per sapere se questi sono coinvolti dal tumore si usa la tecnica del “linfonodo sentinella”: si identifica il primo linfonodo più vicino al tumore e, se questo risulta sano, non si toccano gli altri. Altrimenti, si procede allo all’asportazione di tutti i linfonodi dell’ascella.

 

14.  In cosa consiste la chemioterapia ?

Consiste nella somministrazione di farmaci che tentano di distruggere, con un’attività tossica selettiva, le cellule tumorali. Sono tanto più efficaci quanto più elevata è la proliferazione cellulare e, per questo, possono purtroppo danneggiare anche i tessuti normali attivamente proliferanti (midollo osseo, bulbo capillifero, ecc.).

 

15.  Quando si ricorre alla radioterapia ?

La radioterapia è indicata dopo la chirurgia conservativa, quando c’è il pericolo che nel tessuto mammario residuo alcune cellule tumorali non ancora visibili possano dar vita ad una recidiva. Il trattamento non è doloroso, non ha effetti collaterali e con le moderne apparecchiature, dura pochi minuti e va ripetuto per 5 giorni la settimana, fino a sei settimane di seguito.

 

16.  Cosa sono le terapie sistematiche ?

Le terapie sistemiche sono terapie che hanno lo scopo di colpire la malattia ovunque si trovi nell’organismo, per la presenza di metastasi manifeste oppure occulte.

 

17.  A quali controlli ci si deve sottoporre dopo un intervallo chirurgico per l’asportazione del tumore alla mammella e la fine della chemioterapia ?

Il follow up del carcinoma alla mammella prevede essenzialmente: una  visita clinica annuale. Altri controlli, a discrezione del medico ed in funzione del quadro sintomatologivo e clinico generale, sono:

  • Scintigrafia ossea
  • Radiografia del torace
  • Ecografia epatica
  • Tac total body
  • Risonanza magnetica
  • Tomografia ad emissione di positroni
  • Rilevazione dei marcatori tumorali.

 

18.  E’ possibile che un tumore alla mammella si ripresenti all’utero ?

La probabilità che un tumore mammario dia metastasi all’utero è estremamente bassa. È più probabile che le lesioni metastatiche si osservino al fegato, a livello polmonare, osseo e celebrale. Non è comunque possibile escludere che un tumore primitivo dell’utero faccia seguito, in modo indipendente ad un tumore mammario. Bisogna comunque tenere presente una possibilità: in una certa percentuale di pazienti operate per tumore della mammella, dopo la chemioterapia è indicato continuare una terapia ormonale a base di anti-estrogeni, in caso di positività recettoriale. In questo caso un possibile effetto collaterale (collegato alla terapia e non al tumore mammario) è a volte costituito da un ispessimento della parete dell’utero (raramente accompagnato dalla comparsa di veri e propri fibromi uterini), che possono anche richiedere accertamenti bioptici.

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