Randy Pausch

da   ” L’ Ultima lezione – La Vita spiegata ad un uomo che muore “

Randy Pausch – brillante professore di informatica presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, scopre di essere affetto da tumore al pancreas in uno stato ormai avanzato. Un anno dopo, il 18 Settembre del 2007, tiene la sua ultima lezione pubblica davanti ad un pubblico di 400 persone, per lasciare ai suoi amici e colleghi il suo ultimo messaggio: “Realizzate i vostri sogni d’infanzia”

Ho un problema di sistema. Benché abbia sempre goduto di una forma fisica strepitosa, ho ben dieci metastasi al fegato e mi restano solo pochi mesi di vita. Ho sposato la donna dei miei sogni e sono padre di tre figli. certo potrei passare le giornate a compatirmi, ma questo non sarebbe di aiuto  ne a loro ne a me. Quindi, come trascorrere il poco tempo che mi resta da vivere ? Principalmente con la mia famiglia, per prendermene cura, ovvio. Ora che posso, vivo ogni momento con loro e cerco di fare qualsiasi cosa perché possano affrontare al meglio la mia assenza

……………

Inizio della sua ultima lezione.

Una volta pronto ho sentito un mormorio nell’auditorio. Chi era venuto solo per vedere un uomo che sta per morire di cancro al pancreas, si poneva sicuramente delle domande del tipo:”I capelli saranno i suoi? (Si i capelli hanno resistito alla chemioterapia) “Percepiremo la sua vicinanza alla morte ascoltandolo parlare ? (La mia risposta: “State a vedere”)

Dopo aver invitato i presenti a sedersi, li ho ringraziati per essere intervenuti, ho fatto un paio di battute, poi ho detto: “Se ci fosse tra voi qualcuno entrato per caso che non conosca i retroscena, non si preoccupi: mio padre mi ha insegnato che un elefante nel salotto non passa inosservato, meglio presentarlo. Se date un’occhiata alla mia TAC noterete circa dieci metastasi al fegato. I medici mi hanno detto che mi restano dai tre ai sei mesi di ottima salute. Questo un mese fa. Fate un po voi i calcoli.

Ho indugiato con la slide in modo che la platea potesse individuare le frecce e contare le metastasi “Va bene” ho detto “tutto qua”. Non c’è proprio niente da fare. Possiamo solo decidere come reagire. Non possiamo cambiare le carte in tavola ma soltanto giocare al meglio la mano”.

……………………………………………..

“E’ finita” ho detto a Jai  (la moglie) “Sono fregato”

Poi ho viasulizzato la TAC sullo schermo del PC e ho preso a contare:” Uno, due, tre, quattro, cinque, sei …”

Le ho viste tutte. Il cancro aveva espanso metastasi per tutto il fegato. Jai si è avvicinata al computer e ha guardato con i suoi occhi, , ed è caduta fra le mie braccia. Abbiamo pianto entrambi. E’ stato così che mi sono accorto che non c’erano fazzoletti da naso nella stanza.  Avevo appena appreso che sarei morto molto presto, ma non sapendo svestire i miei panni razionali, mi sono ritrovato a pensare:” Una stanza come questa, per momenti come questi, non dovrebbe avere una caterva di scatole di Kleenex? Ecco una palese mancanza di organizzazione”

Ad un certo punto abbiamo sentito bussare alla porta. Il dott. Wolff è entrato con un fascicolo in mano. Ha guardato Jai, poi me e la TAC sul computer, e ha capito quanto era successo. Ho deciso di giocare d’anticipo. “Lo sappiamo” ho detto.

A quel punto, Jai era sotto shock, colpita da una crisi isterica. Anch’io mi sentivo avvilito, naturalmente, tuttavia mi affascinava il modo con cui il dottor Wolff svolgeva il doloroso compito che gli toccava. Si è seduto vocino a Jai e l’ha confortata. Con calma, le ha spiegato che non avrebbero più cercato di salvarmi la vita. “Quello che faremo” ha detto “sarà allungare il più possibile il tempo che gli resta da vivere, dargli la migliore qualità di vita possibile. Questo perché, dalla piega che hanno preso le cose, la scienza medica non può fare nulla per farlo vivere oltre” ….

L’intera discussione mi sembrava surreale. Si, mi sentivo stordito ed abbandonato, per me e specialmente per Jai che non smetteva di piangere. Ma una parte di me restava in “modalità scienzato Randy”, a raccogliere fatti e interrogare il dottore sulle varie opzioni. Allo stesso tempo c’era un’altra parte di me completamente avvinta dallo spettacolo del momento. Ero completamente colpito – meravigliato, direi – dal modo con cui il dott.Wolff stava dando la notizia a Jai. Pensavo tra me e me: “Guarda un pò come fa. E’ ovvio che l’ha già fatto tante altre volte, e sa come comportarsi. Si è preparato accuratamente , tuttavi riesce ad essere spontaneo e sincero”

Ho notato come dondolava con la sedia e chiudeva gli occhi prima di rispondere a una domanda, come se questo lo aiutasse a pensare meglio. Ho osservato la postura, il modo in cui sedeva accanto a Jai. Mi sono ritrovato quasi distaccato dalla situazione, pensando: “Non le mette il braccio sulle spalle. capisco perché. Sarebbe tropo presuntuoso. Ma è chino su Jai, la mano è appoggiata sul ginocchio di lei. E’ proprio bravo!”.

Mi auguro che tutti gli studenti di medicina possano fare propria questa lezione.

Ho notato il dott.Wolff usare la semantica per descrivere ogni cosa in una luce positiva. Quando gli abbiamo chiesto: “Quanto mi rimane prima di morire ?” ha risposto: “Godrà di buona salute dai tre ai sei mesi”. Mi ha fatto ricordare il periodo alla Disney. Chiedete al personale di Disney World: “A che ora chiude il parco?”. Loro risponderanno: “Il parco è aperto fino alle 20″.

In un certo senso ho provato un certo sollievo. Per troppi mesi io e Jai avevamo vissuto con ansia il momento in cui avrebbero trovato delle metastasi.  L’attesa era terminata. Adesso potevamo andare avanti ed affrontare il dopo.

Io e Jai siamo usciti insieme, nella nostra nuova realtà.

Lasciando l’ufficio del dottore, ripensavo a quello che avevo detto a Jai: ” …. qualsiasi notizia dia la TAC, non morirò all’istante. Non morirò domani o dopodomani. Quindi oggi, adesso, insomma questo è un giorno meraviglioso …”.

In quest’ottica dovevo vivere il tempo che mi restava.

……………………………………………

Ho ricevuto una mail da Robbee Kosak, la vicedirettrice delle comunicazioni della Carnegie Mellon. Mi raccontava di essere tornata a casa in macchina la notte precedente e a un certo punto si era trovata dietro ad un uomo su una decappottabile. Era una sera primaverile, meravigliosa, tiepida, e l’uomo aveva la capotta e i finestrini abbassati. Il braccio sporgeva fuori dal finestrino e le sue dita tamburellavano al ritmo della musica che suonava alla radio. Anche la testa si muoveva a ritmo, mentre il vento gli passava tra i capelli.

Robbee ha accelerato e lo ha affiancato. … Robbee ha pensato: “Wow, questo tipo è il ritratto perfetto dell’uomo capace di cogliere appieno l’attimo che sta vivendo ed apprezzarlo, così come apprezza questo giorno”. La decapottabile poi ha svoltato, e Robbee ha vsito per un attimo l’uomo in faccia. “Oh mio Dio” si è detta. “E’ Randy Pausch!” E’ rimasta davvero colpita guardandomi. Sapeva della diagnosi che avevo avuto. E tuttavia, scrivendo quella mail, era emozionata dalla contentezza che aveva letto sul mio volto. In quell’istante ero ovviamente di buon umore. Robbee ha scritto: “Non potrai mai capire quanto quella visione di te mi abbia cambiato la giornata, ricordandomi cosa vuol dire essere vivi.” … Molti malati di cancro sentoni l’obbligo di mostrarsi coraggiosi.

…………………………………………………………….

Jai cerca di concentrasi su ogni singolo giorno, anziché trascorerre le giornate avendo paura del domani.

…………………………………………………………….

 Troppe persone passano la vita intera a lamentarsi dei loro problemi. Ho sempre creduto che se sottraessimo alle lamentele un decimo delle energie che vi investiamo e le applicassimo alla risoluzione del problema, resteremmo sorpresi di vedere quanto cominciano a girare bene le cose…. Piangersi addosso è una strategia che non paga. Abbiamo tutti energia e tempi limitati. E’ davvero difficile che passare il tempo a lamentarsi ci aiuti a raggiungere i nostri obbiettivi. E non ci renderà neanche più felici.

……………………………………………………………

Dopo aver scoperto di avere il cancro, uno dei miei medici mi ha dato un consiglio. “E’ importante” ha detto, “che ti comporti come se dovessi vivere ancora a lungo”.

Ero già un passo avnti.

“Dottore, ho appena comprato una cabriolet e ho fatto la vasectomia. Cosa vuole di piu?”

Guardate, non nego la mia situazione. Mantengo lucido il mio senso dell’inevitabile. Vivo come se stessi per morire. Ma, al contempo, sono pur sempre vivo.

Herbert Zeh, il mio oncologo di Pittsburgh, si dichiara preoccupato per i pazienti che sono ottimisti in modo irragionevole o male informati. Allo stesso tempo, si arrabbia quando amici e conoscenti dicono ai malati che devono essere ottimisti o al contrario che le cure non funzioneranno. Lo infastidice vedere le persone che già vivono una situazione difficile per via della salute doversi preoccupare di comportarsi in modo positivo.

………………………………………………………….

Come ben sa ogni famiglia che ha a che fare con un malato di cancro, chi se ne prende cura, spesso è messo in un angolo. I pazienti si concentrano su se stessi. Sono l’oggetto dell’adulazione e della comprensione. Chi li cura ha il compito più gravoso, gli resta poco tempo per gestire il proprio dolore e la propria sofferenza …. Come prima cosa ci ricordiamo a vicenda che uno dei consigli migliori che abbiamo mai sentito è quello che ripetono sempre le hostess: “Indossate la maschera di ossigeno prima di aiutare gli altri”. Jai è talmente altruista che spesso dimentica di prendersi cura di se. Quando ci sentiamo sfiniti emotivamente o fisicamente, non siamo di aiuto per nessuno … per cui non c’è nulla di male o di egoista nel dedicare una parte della giornata a se stessi, per ricaricare le pile.

Alcui genitori single cadono nell’errore di voler compensare le mancanze riempiendo i figli di oggetti materiali. Jai lo sa: non c’è oggetto che possa risarcire la morte di un genitore, mentre il rischio è quello di sballare la scala di valori dei bambini.

…………………………………………………………

Molti pazienti affetti da tumore affermano che la malattia dà un nuovo e profondo valore alla loro vita. Alcuni dicono persino di essere grati alla malattia. Non provo questa gratitudine per il mio cancro, sebbene possa essere riconoscente del preavviso della mia morte …. In un certo senso mi ha permesso di “lasciare il campo da vincitore”, mentre raccontavo la mia gioia di vivere

 

Randy Pusch è scomparso il 25 Luglio del 2008

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...