DIAGNOSI DI TUMORE AL SENO: RICONOSCERE I SINTOMI

L’aspetto della prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno è fondamentale per ottimizzare le terapie
01.05.2013. Sottoporsi periodicamente agli esami mammografici, soprattutto superata una certa età; eseguire periodicamente semplici manovre di auto-diagnosi; non esitare a rivolgersi agli specialisti in oncologia in caso di sospetti o dubbi. Queste sono le prime regole da seguire per la prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno, al fine di rendere più efficaci le terapie e le cure. Paolo Pronzato, Direttore U.O.C. Oncologia Medica A del San Martino-IST di Genova, ci offre una panoramici su questi e altri aspetti.
Per le donne colpite da neoplasia, il tumore al seno è la prima causa di decesso: quali sono i numeri in termini di incidenza, prevalenza e tassi di sopravvivenza a livello nazionale e nella regione Liguria?
La prima considerazione è che il tumore al seno rappresenta la principale causa di morte tra le donne ed è così per tutte le fasce d’età prese in esame. È anche il primo tumore per incidenza, rappresenta infatti il 30% di tutte le neoplasie diagnosticate. L’incidenza è molto elevata: oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore al seno l’anno, 140-150 nuovi casi ogni 100.000 donne. Va fatta una precisazione: l’incidenza standardizzata per tassi d’età è sempre quella, tuttavia siccome nei prossimi anni si avrà un incremento dell’età media delle donne e siccome è noto che il tumore al seno incide di più nelle donne in età avanzata, dovremo aspettarci tra meno di 10 anni un 20% in più di nuovi casi che riguarderanno in prevalenza le anziane. Quanto ai dati di prevalenza, in Italia le donne che convivono con una diagnosi di tumore al seno sono oltre mezzo milione, di queste la gran parte guarita. Nonostante la mortalità resti elevata il tasso di guarigione è alto, supera infatti il 70%. Negli ultimi 20-30 anni grazie agli screening mammografici ed ecografici, alle terapie chirurgiche conservative, alle chemioterapie meno tossiche e ai farmaci biologici, abbiamo assistito a un costante declino della curva di mortalità. Dal punto di vista epidemiologico nel nostro Paese i risultati in termini di sopravvivenza sono uguali o addirittura migliori rispetto a quelli di altri Paesi. La regione Liguria non si discosta dallo scenario nazionale: il tasso d’incidenza è di 150 nuovi casi ogni 100.000 donne, che significa circa 1.200 o più nuove diagnosi di tumore al seno per anno.
Cosa succede quando si sviluppa un tumore al seno e quali sono i sintomi da valutare con attenzione?
In genere per fortuna questo tipo di tumore, proprio perché colpisce un organo esterno qual è appunto la mammella, dà segnali importanti della sua presenza. Per questo l’attenzione che la donna pone al suo seno non è mai abbastanza e soprattutto, come raccomandiamo noi specialisti in oncologia, deve essere continua in tutte le età della vita: poter cogliere i primi “segni” è importante quanto la terapia. L’osservazione delle mammelle e l’autopalpazione sono le manovre fondamentali che la donna deve abituarsi ad eseguire periodicamente con regolarità.
Una retrazione della cute o del capezzolo, la pelle “a buccia d’arancia”, una sensazione di stiramento della mammella, un nodulo anche minimo, uno sporadico sanguinamento dal capezzolo sono segnali d’allarme che la donna non deve mai sottovalutare. È necessario che le donne si sottopongano all’esame mammografico sistematicamente: tra i 40 e i 50 anni è importante personalizzare le indagini sia come cadenze sia come tipologia di esame (a volte può essere necessario usare insieme mammografia ed ecografia); dai 50 anni in poi la mammografia va fatta una volta l’anno.
Dopo una diagnosi di tumore al seno, il primo approccio è di tipo chirurgico conservativo. La parola d’ordine è che tutte le donne devono poter conservare il seno. Di solito prima della chirurgia si procede con la terapia neoadiuvante, talmente efficace nel ridurre il tumore, che in molti casi non si trovano nemmeno residui tumorali.
Il tumore al seno HER2 positivo è considerato tra le tipologie più temibili: da cosa è caratterizzato e come viene posta la diagnosi di tumore al seno?
Molte delle nostre conoscenze sui tumori della mammella sono il risultato delle ricerche fatte sulle alterazioni geniche del tumore, anomalie che ne influenzano il comportamento e l’evoluzione. Gli studi di biologia e di genetica hanno permesso di scoprire che un certo sottogruppo di tumori mammari, circa il 20%, erano accomunati da una iperespressione e amplificazione di un gene che codifica per una certa proteina, denominata HER2, presente sulla superficie di membrana delle cellule.
La presenza di uno specifico recettore di membrana fa sì che queste cellule siano molto più sensibili a particolari stimoli esterni (Epidermal Growth Factor o Fattore di crescita epiteliale, ormoni estrogeni) di promozione della crescita e dell’aggressività cellulare.
Sappiamo che il tumore al seno HER2 positivo è più aggressivo e più temibile in quanto presenta un maggiore numero di recidive e nei casi di malattia avanzata ha percentuali inferiori di sopravvivenza. Questo fino all’avvento di trastuzumab, l’anticorpo monoclonale che ha ribaltato nel giro di pochi anni la situazione: oggi la prognosi in termini di ricadute e anni di vita per una donna con diagnosi di tumore al seno HER2 positivo è molto migliore rispetto ad altri tumori. La diagnosi si effettua con un esame di laboratorio su un reperto bioptico ed è opportuno eseguirla in un Centro specializzato.

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