Cancro, nuove scoperte su aggressività e prevenzione

 

( SIC, n.27, anno II, 13/07/2011 )

 

 

Il rapporto tra tumori e allergie da contatto, i meccanismi che rendono più aggressivo il cancro al seno, e infine l’“interruttore” che accende uno scudo anticancro.

Sono molte le notizie positive che in questi giorni coinvolgono il mondo della ricerca sui tumori, e molte scoperte portano firme italiane. Come quella contenuta nello studio, in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica Cancer Cell, che ha portato all’ identificazione di alcuni elementi fondamentali dell’aggressività dei tumori alla mammella.

Lo studio, condotto da ricercatori del Laboratorio Nazionale CIB e dell’Università di Trieste, individua le due caratteristiche che renderebbero i tumori mammari particolarmente aggressivi:  la presenza nelle cellule maligne di mutazioni che trasformano il fattore p53 in un pericoloso promotore tumorale e l’espressione a livelli abnormi di una specifica proteina, l’enzima Pin1. Nelle cellule cancerose p53 mutato influenza in maniera drammatica la progressione tumorale e si sapeva. La nuova scoperta è che p53 mutato e Pin1 insieme sovvertono le funzioni cellulari. Al tratto molecolare dato dalla combinazione di questi due elementi risulta associato un vero e proprio dirottamento del programma genetico attivo all’interno delle cellule, che porta all’espressione di un gruppo specifico di geni in grado di promuovere l’acquisizione da parte delle cellule tumorali di caratteristiche aggressive e della capacità di migrare e invadere altri tessuti.

La scoperta, frutto di uno studio condotto dal team internazionale di ricerca guidato da Giannino Del Sal, professore ordinario di Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università di Trieste e responsabile dell’Unità di Oncologia Mol e colare de l Laboratorio Nazionale CIB presso AREA Science Park di Trieste, ha una rilevanza clinica significativa e potrebbe condurre a prognosi più efficienti per nuove terapie specifiche.

Sono italiani anche gli studiosi protagonisti di un’altra ricerca sul cancro, condotta al Fox Chase Cancer Center di Philadelphia, che ha portato alla scoperta di un nuovo meccanismo utilizzato dalle cellule per attivare i geni silenziati.

Questo processo è fondamentale per prevenire lo sviluppo del cancro, suggerendo la possibilità di nuove terapie mirate che abbiano come obiettivo le modifiche specifiche alla base della malattia.

 

La scoperta, pubblicata sulla rivista Cell, si basa sul meccanismo della metilazione, in cui la cellula contrassegna con una etichetta chimica i geni disattivati. Quando la metilazione spegne i geni che normalmente sopprimono i tumori, la conseguenza è il cancro. Per anni scienziati in tutto il mondo hanno indagato come la cellula agisce sui geni per spegnerli, ma il processo di demetilazione era meno chiaro. Ora il prof.Alfonso Bellacosa e il suo team hanno ottenuto la prima prova diretta che la demetilazione può essere un processo attivo, controllato da una specifica proteina e ne hanno chiarito i meccanismi.

I ricercatori hanno scoperto che una proteina chiamata TDG, nota per aiutare a riparare il DNA, è anche responsabile per la demetilazione del DNA. Gli studi con i topi che non avevano TDG hanno dimostrato che questa proteina è necessaria per la sopravvivenza. Analizzando più in dettaglio gli embrioni di topo che non sono sopravvissuti, i ricercatori hanno visto che la  metilazione era completamente alterata: i geni che normalmente dovrebbero essere demetilati non lo erano, e rimanevano silenziati. Lo studio potrebbe condurre a un tipo più preciso e più mirato di chemioterapia.

La cosa particolare, spiega Bellacosa, è la scoperta che la cellula utilizza strumenti che normalmente riparano il DNA per uno scopo ben diverso: la riattivazione di geni silenziati mediate la de metilazione.

Viene invece da Copenhagen la scoperta di una relazione tra tumori e allergie da contatto; una relazione sorprendente, che assegna un effetto benefico a queste fastidiose reazioni causate dal contatto diretto con sostanze come metalli e prodotti chimici; le allergie possono infatti, secondo i ricercatori del National Allergy Center dell’Università di Copenhagen, stimolare il sistema immunitario e spingerlo a difendersi contro alcuni tipi di cancro.

Gli autori avvertono che è troppo presto per trarre conclusioni definitive quanto al rapporto causa ed effetto fra i due fenomeni. Servono ulteriori analisi, che tengano conto di fattori come il fumo e lo stile di vita.

 

 

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