Tumore al seno: screening e nuovi protocolli al Congresso internazionale Esmo

Nuove scoperte e nuovi protocolli per la cura dei tumori sono presentati e discussi dai più importanti esperti mondiali al Congresso internazionale della Società europea di oncologia in corso a Madrid.

Con un particolare focus sul tumore al seno e sugli studi che mettono in evidenza come al Sud si presti ancora poca attenzione agli screening e come la chemio sia importante anche per tumori di piccole dimensioni (contrariamente a quanto sostenuto finora dagli oncologi). La mammografia, ad esempio, è ancora uno degli strumenti diagnostici più importanti per scovare questo tipo di tumore, ma dai dati diffusi nel corso del Congresso si scopre che in Italia è ancora poco prescritta.

Questo è vero in particolare al Sud, dove solo una donna su cinque vi fa ricorso. Infatti, le proiezioni presentate dagli oncologi italiani parlano chiaro, la differenza tra le vare Regioni italiane è abissale: Nord (63%), Centro (56%) e Sud (36%).

“Se la malattia è identificata in fase precoce – sottolineano gli esperti a Madrid – le guarigioni superano il 90%, per questo è fondamentale aderire allo screening mammografico, che andrebbe esteso fino ai 74 anni”.

Nel 2015 circa 3.162.000 italiane sono state invitate a eseguire la mammografia, ma solo il 55% ha aderito (1.728mila).

Altra importante novità sulla quale si è discusso molto, riguarda uno studio condotto da un team internazionale, in base al quale la chemioterapia adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico, è necessaria anche se il tumore trattato è molto piccolo.

Infatti, nel 25% dei casi si tratta di tumori particolarmente aggressivi, e lo studio condotto su un campione di 826 pazienti con tumore allo stadio iniziale o più piccolo di un centimetro, ha dimostrato che “circa 1 paziente su 4 con piccoli tumori al seno è a rischio di metastasi nel lungo termine e trae vantaggi dalla chemio. Ciò ci ha colpito – rileva Fortuna Cardoso, direttore di Senologia al Champalimaud Clinical Center di Lisbona – perché, basandosi sui soli criteri clinici, si direbbe che questi tumori non sono aggressivi e quindi tali pazienti non necessiterebbero della chemio. Tuttavia, il 25% di tali piccoli tumori presenta una biologia ed un profilo genomico aggressivo, il che evidenzia che non tutti i piccoli tumori sono uguali”.

Ciò che è certo è che dopo l’intervento chirurgico anche se si va incontro ad un post operatorio sereno, non bisogna affatto abbassare la guardia ma concordare con il proprio oncologo quale terapia adiuvante eseguire per ridurre il più possibile il rischio di recidive nel lungo termine

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