Cancro al seno: grandi disparità di trattamento fra paesi ricchi e poveri

Ogni anno nel mondo vengono diagnosticati 1,6 milioni di nuovi casi di cancro al seno. Il professor Peter Boyle, direttore della University of Strathclyde Institute of Global Public Health presso l’Istituto di Ricerca Internazionale di Prevenzione (IPRI) a Lione, Francia ,  nella giornata di domani, in occasione della European Breast Cancer Conference (EBCC-9), presenterà nuovi dati.

Il professore annuncerà che  in Scozia il tasso di mortalità da cancro al seno è ora al suo livello più basso. ”Questa situazione positiva è stata determinata da contributi provenienti da una varietà di fonti, tra cui lo sviluppo e la disponibilità di trattamenti efficaci, una maggiore consapevolezza tra le donne, il programma di  screening nazionale e l’accesso gratuito a tutte le donne alle strutture diagnostiche e terapeutiche di alta qualità. Non tutte le donne di tutto il mondo hanno potuto beneficiare di questi progressi e il contrasto tra la situazione nei paesi ricchi e poveri è sconcertante,” spiega il professore.

Ma anche in Scozia esistono notevoli differenze dovute allo stile di vita e alla classe sociale, ad esempio, il professor Gillis ha dimostrato che,  ”a Glasgow, due donne della stessa età  che ricevono lo stesso trattamento, allo stesso tempo e con le stesse caratteristiche del tumore, possono avere dieci punti percentuali di differenza per quanto riguarda la sopravvivenza, semplicemente perché una viene da una zona ricca della città e l’altra da una zona più modesta”.  Dunque l’eliminazione di queste differenze è una questione urgente, afferma Boyle.

Le donne nei Paesi a basso reddito, e in particolare in Africa, tendono a rivolgersi al medico solo una volta che la malattia è in una fase avanzata e si è diffusa in altre parti del corpo  e in questa fase l’ unica opzione è un palliativo, che è spesso di per sé non disponibile o, nella migliore delle ipotesi, non è ottimale.

“Abbiamo scoperto che nei paesi ad alto reddito,  come il Regno Unito e l’Australia, a poche donne  sono stati diagnosticati tumori al  III o IV stadio della malattia – spiega Boyle – mentre in paesi come Kenya e Uganda quasi tutte le donne con cancro al seno vengono diagnosticate a questi livelli” .

E continua: “Dato che la differenza nella sopravvivenza quando si passa da una fase I di un cancro al seno a una fase III o IV è di circa 30 punti percentuali  è chiaro che la nostra prima priorità dovrebbe essere quella di fare tutto il possibile per incoraggiare le donne nei paesi a basso reddito a presentarsi dal proprio medico prima che  il cancro al seno sia in fase così avanzata”.

In molti paesi a basso reddito  i servizi di radioterapia non sono disponibili o presenti in modo limitato e le donne con la malattia in fase terminale si trovano spesso ad usare  farmaci oppioidi per controllare il dolore”. “Quello che dobbiamo garantire è che  diventino disponibili adeguate strutture per il trattamento e che siano disponibili più risorse per placare questo grande dislivello”, conclude Boyle.

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