Tumori: seno, trattamenti sottocute nuova frontiera di ricerca

Vie di somministrazione dei farmaci meno invasive e trattamenti efficaci per contrastare il tumore al seno.

Sono gli obiettivi da raggiungere per gli oncologi e l’annuale EBCC (Conferenza europea sui tumori al seno) affronta con un approccio multidisciplinare i temi del trattamento, della cura e della ricerca. Da Glasgow, tra le novita’ emerge che la via sottocutanea potrebbe davvero rappresentare il futuro, “una nuova direzione per la ricerca clinica nell’ambito dello sviluppo di farmaci”, sottolinea Giacomo Allegrini, direttore dell’unita’ ospedaliera complessa di oncologia medica dell’Ospedale di Pontedera (Pisa). La terapia sottocutanea con il trastuzumab (Roche), e’ stata al centro di uno studio (PrefHER), presentato al Congresso. Il farmaco e’ utilizzato ogni anno nel mondo per il trattamento di 80mila pazienti, contro il carcinoma della mammella HER2 positivo, il piu’ aggressivo (interessa il 20% delle donne affette da carcinoma mammario), e viene somministrato per via endovenosa. Ora questa nuova formulazione sottocutanea, meno invasiva, permette sia un tempo di permanenza in ospedale minore (5 minuti rispetto ai 30-90 minuti necessari all’infusione) sia un impatto sulla qualita’ della vita delle pazienti. In Italia questo nuovo tipo di somministrazione e’ gia’ disponibile attraverso gli studi clinici e si auspica diventi rimborsabile a settembre. Tornando alla ricerca PrefHER, dai dati risulta che circa il 90% delle pazienti preferisce la modalita’ sottocute, e non solo per la durata del trattamento ma anche, continua Allegrini, “per la riduzione del carico psicologico a cui le donne sono sottoposte”. Inoltre dai risultati di uno studio registrativo (Hannah) e’ confermata l’efficacia del trattamento sottocute al pari dell’endovenoso, in pratica si e’ dimostrato “come la formulazione sottocute – spiega Allegrini -, associata alla chemioterapia, fosse non inferiore a quella somministrata per via endovenosa, in termini di percentuale di risposte complete patologiche” e si conferma che “il profilo di sicurezza della formulazione sottocutanea e’ sovrapponibile a quello della formulazione endovenosa”. Il trattamento sottocutaneo di trastuzumab, e’ preferibile anche dal 77% degli operatori sanitari (studio PrefHER). “Tra i vantaggi per i reparti oncologici e le aziende ospedaliere – continua Allegrini – vi e’ sicuramente l’abbattimento dei rischi legati alla preparazione e al calcolo del dosaggio dei farmaci oncologici.
Inoltre non c’e’ bisogno di tutti i presidi sanitari necessari per la somministrazione endovenosa. Il tempo di preparazione del farmaco e quello di somministrazione si riducono considerevolmente: questo permetterebbe ai day hospital con alti volumi d’accesso di trattare un numero molto piu’ alto di pazienti, rispetto all’infusionale, nello stesso arco di tempo”. Il tumore al seno e’ il primo, piu’ frequente tumore femminile, prima causa di morte fra i 40 e i 50 anni di eta’, nei Paesi occidentali. Si stima che una donna su 10 sviluppera’ un cancro alla mammella nel corso della vita.

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