Cari Medici, chiedete ai vostri Pazienti se hanno capito !

Qualche secondo di monologo. Quando va bene qualche domanda da parte del paziente. E poi un «Arrivederci!». Il più delle volte è così che va nello studio del medico. Qualche ora dopo, una volta tornato a casa, arrivano le domande: «Ma bisogna prenderla a stomaco vuoto o a stomaco pieno?», «Ma io prendo già la pillola per la pressione la mattina, posso prendere anche quest’altra insieme?», e così via. Mille dubbi che fanno crescere la sfiducia nel proprio medico e che, a volte, rischiano di compromettere la cura.  È nata da questa consapevolezza un’iniziativa che ha avuto luogo negli ultimi due anni in una clinica specializzata in chirurgia al seno a Phoenix, negli Stati Uniti e i cui risultati adesso sono stati pubblicati sulla rivista Surgery. I medici della struttura, in questo periodo, hanno sottoposto a tutte le donne che si presentavano per una visita o un intervento un test finalizzato a valutare le loro competenze in tema di salute.  La premessa è semplice: i medici spesso credono di star comunicando con i loro pazienti in un modo che questi comprendono. Ma il più delle volte non è così. E spesso i medici non se ne accorgono. Conoscere quali sono le competenze dell’interlocutore può essere utile ai medici per sforzarsi a usare un linguaggio o strumenti comunicativi differenti.  Così, negli ultimi due anni i medici della clinica hanno sottoposto il test a ben 2 mila donne: si tratta di un questionario semplice, che richiede non più di un paio di minuti e che dà un punteggio da 0 a 6. Ebbene, meno di 400 donne hanno conseguito un punteggio maggiore di 4. Ben 1.200 si situavano invece tra 0 e 1: non avevano quindi competenze per comprendere il proprio medico. I risultati hanno indotto gli organizzatori della ricerca a mettere a punto strumenti comunicativi più in linea con le esigenze dei pazienti che quindi si sono trovati a fruire non solo delle spiegazioni del medico, ma anche di diagrammi o video per illustrare condizioni o procedure. Inoltre i medici sono stati formati per fornire ai pazienti i “messaggi chiave” in relazione alla loro patologia o al trattamento che si accingevano ad affrontare. Finora si tratta di semplici esperimenti. Che tuttavia mettono in luce la necessità di un maggiore sforzo nella comunicazione. Importante non solo per far godere a pieno il diritto all’autodeterminazione e alla salute, ma anche per aumentare le probabilità di successo delle terapie.

 

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