Rischio Rx associato a trattamento del cancro al seno

La radioterapia sul lato sinistro può pregiudicare la salute del cuore

Fra le donne sottoposte a radioterapia sul lato sinistro del torace il tasso di malattie cardiache risulta più alto della media. A dirlo è una ricerca pubblicata su Jama Internal Medicine da un gruppo di scienziati del Columbia University Medical Center di New York.
Uno degli autori, David Brenner, spiega: “dato il miglioramento della sopravvivenza a lungo termine raggiunto negli ultimi decenni per il cancro al seno, minimizzare le complicazioni legate al trattamento assume sempre maggiore importanza”.
Una recente meta-analisi che ha preso in esame gli studi sulla terapia radiologica al seno fra il 1958 e il 2001 ha mostrato un rapporto di causalità diretto fra dose cardiaca somministrata e maggior tasso di eventi coronarici.
“Ecco perché ai giorni nostri i rischi di eventi cardiaci da trattamento radiante sono minori che in epoche precedenti”, commenta il dott. Brenner.
Il rischio stimato nelle donne sottoposte a radioterapia va dallo 0,05 al 3,5 per cento, con un valore medio pari allo 0,3 per cento relativo agli schemi radianti più frequenti.
Il rischio in eccesso è proprio legato alla radioterapia mirata al lato sinistro del torace, mentre con il trattamento sull’altro lato la pericolosità diminuisce in maniera sostanziale.
I ricercatori hanno analizzato 48 donne affette da neoplasia mammaria iniziale compresa tra gli stadi 0 e IIA, trattate presso il Dipartimento di Radioterapia Oncologica della New York University dal 2005 in poi.
È stato calcolato il rapporto fra dose globale irradiata, dose media cardiaca, rischio cardiaco, posizionamento del corpo ed eventi coronarici. “Le probabilità maggiori di attacchi cardiaci sono state osservate nella radioterapia del lato sinistro in donne con un elevato rischio cardiovascolare iniziale trattate in posizione supina, mentre quello minore si è avuto irradiando il lato destro in donne a basso rischio”, spiega Brenner. “Contrariamente al lato sinistro, dove la posizione prona riduce dosi e rischi, il decubito è meno importante sul lato destro dove il cuore è fuori campo, anche se stare proni abbassa le dosi dirette al polmone omolaterale, riducendo i rischi di cancro polmonare”.
Conclude il ricercatore: “poiché gli effetti dell’esposizione alle radiazioni sulla cardiopatia sembrano moltiplicativi, la salute cardiovascolare prima della radioterapia influenza il rischio di danni cardiaci successivi. In altre parole oltre alla posizione e alla zona del torace, contano i fattori di rischio cardiaco preesistenti come il colesterolo, il fumo, l’ipertensione e lo stile di vita”.
Anche uno studio del Karolinska Institute è arrivato a conclusioni simili. La ricerca ha dimostrato come la radioterapia in caso di cancro al seno aumenti il rischio di infarto miocardico e di decesso per malattie cardiache fino a 20 dopo la fine del trattamento.
L’aumento del rischio è particolarmente pronunciato per le donne che al momento della radioterapia presentano altri fattori di rischio per le cardiopatie, quali il fumo, un elevato indice di massa corporea (IMC) o il diabete.
Da tempo era stato ipotizzato che la radioterapia per il cancro al seno aumentasse il rischio di malattie cardiache andando avanti con l’età. Tuttavia, poco è noto circa la natura del rischio e se alcuni individui siano particolarmente sensibili alle radiazioni ionizzanti. Un nuovo studio condotto da ricercatori svedesi, britannici e danesi ha cercato di chiarire il problema.
Lo studio ha esaminato quasi 2 200 donne danesi e svedesi sottoposte a radioterapia per il cancro al seno tra il 1958 e il 2001. Sono state utilizzate informazioni provenienti da schede di radioterapia e cartelle cliniche per stimare le dosi medie di radiazioni al cuore. I ricercatori sono quindi riusciti a raccogliere informazioni sull’anamnesi clinica e i fattori di rischio di cardiopatia per ogni donna.
È stata rivelata una chiara correlazione tra le dosi di radiazioni e il rischio di cardiopatia. Il rischio era particolarmente pronunciato per le donne con diabete, malattie polmonari ostruttive croniche, angina o altre malattie del cuore, un IMC elevato o che erano fumatrici al momento del trattamento. I rischi più elevati sono stati osservati durante i primi dieci anni dopo il trattamento, successivamente il rischio si riduceva, ma era comunque ancora elevato 20 anni dopo la radioterapia.
Il rischio di una cardiopatia ischemica successiva è risultata influenzata dall’età al momento della terapia, disturbi precedenti e la dose di radiazioni al cuore. Confrontando una donna di 50 anni malata di cancro al seno senza precedenti fattori di rischio per le cardiopatie e che non aveva ricevuto radioterapia, con una paziente della stessa età con ipertensione e alte dosi di radiazioni al cuore (10 Gy), si è rivelato un rischio di cardiopatia ischemica circa tre volte più alto per la paziente trattata.
“I risultati confermano quello che abbiamo a lungo sospettato, ovvero che l’irradiazione aumenta il rischio di infarto miocardico e che le donne con altri noti fattori di rischio per le cardiopatie ischemiche sono più sensibili di altre”, dice Per Hall, professore di epidemiologia delle radiazioni presso il Dipartimento di epidemiologia medica e biostatistica del Karolinska Institutet, che ha coordinato lo studio. “Questo ci offre elementi più solidi con i quali valutare i pro dell’irradiazione rispetto ai contro dei suoi effetti nocivi sul cuore per i singoli pazienti”.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, sottolineando la necessità di migliori cure cardiache per le pazienti sopravvissute al cancro al seno, molte delle quali assumono anche farmaci chemioterapici che indeboliscono il muscolo cardiaco.

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