Tumore al seno: come affrontare la battaglia psicologica

È il tumore femminile più diffuso (il 29 per cento delle pazienti oncologiche) e in Italia colpisce 30mila donne ogni anno. Ma, date le implicazioni che il tumore al seno comporta, che cosa succede dal momento della diagnosi fino all’intervento e, ancora, dopo l’emergenza e l’avvio del processo di terapie? Cosa si può dire del tormentato rapporto tra la donna e questa neoplasia ?

«Il disturbo principale che la donna colpita da tumore al seno riscontra è quello che viene definito “disturbo dell’adattamento”. Questo disturbo si manifesta con sintomi propri dell’ansia e della depressione ed è la conseguenza di una situazione da stress molto elevata che si protrae nel tempo. La donna alla quale viene comunicata la notizia di tumore è costretta ad affrontare un periodo difficile più o meno lungo destinato all’iter diagnostico prima e alle terapie dopo, considerando l’intervento chirurgico e le successive fasi delle terapie farmacologiche o radianti. Durante questo periodo si trova a fare i conti con un evento inatteso che improvvisamente trasforma la sua vita e sconvolge gli equilibri.

In generale, i primi mesi sono i più difficili, in quanto il visibile cambiamento del proprio corpo richiede la progressiva attivazione delle risorse individuali per ristabilire gradualmente l’equilibrio psico-fisico. Nei primi periodi dopo l’intervento chirurgico si può avere il bisogno di parlare di questo problema con una persona esperta, come uno psicologo, che può aiutare ad affrontare e superare un periodo della propria vita destinato a lasciare il segno».
Come viene vissuto l’intervento?
«Il trattamento chirurgico del tumore al seno, anche se conservativo, è per la donna un’esperienza molto difficile da accettare, perché comporta comunque un vero e proprio “lutto” psicologico. Il seno è il simbolo della femminilità, e qualunque intervento che ne modifichi l’aspetto incide sulla percezione che la donna ha di sé, con evidenti ricadute anche sul piano psicologico. La donna in queste circostanze può sperimentare di dover affrontare oltre la paura di morire e di soffrire anche di perdere la propria femminilità.

Questo evidenzia quanto sia importante poter recuperare l’immagine corporea che l’intervento, anche il meno demolitivo, ha danneggiato. Perciò se ci poniamo la domanda di cosa significhi essere ancora una donna dopo il tumore al seno, dobbiamo valutare quanto peso il seno rappresenti nella valutazione della propria femminilità. Lo sconvolgimento emotivo può influire sulla vita sessuale; infatti, per vivere pienamente e serenamente la propria sessualità, la donna ha bisogno di sentirsi bene con se stessa, ma l’imbarazzo di mostrarsi al partner e il timore di non piacere possono influire sul desiderio sessuale e sulla vita di coppia.

Condividere le proprie difficoltà e i propri vissuti anche con il partner può essere un modo per affrontare questo momento critico e riscoprire gradualmente l’intimità. Per questo motivo molte donne affrontano un intervento di chirurgia ricostruttiva che consente loro di riacquistare, dopo l’operazione stessa, un’immagine di se stesse sufficientemente soddisfacente dal punto di vista estetico».
Quali sono le problematiche indotte dalle terapie che si protraggono negli anni?
«Durante la malattia, o al termine dei trattamenti, si possono affrontare una serie di problematiche. Le più frequenti sono: sentimenti di sconforto, rabbia e angoscia dopo la diagnosi; il sentimento di solitudine e di diversità; il senso d’incertezza per il futuro; le conseguenze dell’impatto della diagnosi e dei trattamenti a livello psico-fisico: insonnia, irritabilità, nervosismo e stanchezza; la difficoltà nel parlare della malattia, dei sentimenti con i propri figli, specialmente se piccoli; la difficoltà nel parlare della malattia, dei propri sentimenti con il/la partner; la difficoltà a vivere la sessualità; la sofferenza psicologica causata dai cambiamenti del corpo; problemi che possono insorgere nell’area sociale e lavorativa.

Il percorso verso la ripresa della quotidianità è importante. Durante i trattamenti o al termine delle cure, è necessario continuare a prendersi cura di sé positivamente».
Il tempo e lo psicologo sono supporti indispensabili?
«Accettare di aver avuto un tumore può richiedere molto tempo, talvolta anche diversi anni. L’ansia e la paura possono riaffiorare ogni qualvolta ci si debba sottoporre ai controlli periodici oppure quando l’argomento è oggetto di trasmissioni televisive o di conversazione. Alcune donne sono talmente in ansia per il fatto che la malattia possa ripresentarsi da vivere qualunque dolore o sintomo come un segnale di ricaduta con importanti ripercussioni sulla qualità del sonno.

È abbastanza comune sentirsi, emotivamente e fisicamente ‘svuotate’, così come è normale avere voglia di stare da sole. L’importante è accettare e rispettare questa condizione di fragilità, prendersi il tempo necessario e chiedere aiuto qualora se ne avvertisse la necessità.

In tutto questo il supporto psicologico tende a divenire importantissimo, al pari delle altre misure terapeutiche. Spesso si attraversa un momento caratterizzato dal fatto che sembra che il ritmo di vita normale sia sospeso e che non ci sia spazio altro che per la malattia. Paradossalmente in questo lasso di tempo avviene spesso che ci si senta molto più forti di quanto non si credeva e accada anche di rivedere le priorità della propria vita dando importanza anche a ciò che prima non ne aveva».

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