Antidolorifici senza effetti collaterali: la ricerca apre una nuova strada

Per i pazienti che lottano contro il cancro e problemi di salute cronici, alcuni antidolorifici come la morfina e il Vicodin sono spesso essenziali per alleviare il dolore. La tendenza naturale del corpo per sviluppare la tolleranza a questi farmaci, spesso richiede ai pazienti di assumere dosi più elevate, causando così un crescente rischio di effetti collaterali, oltre che di dipendenza.

Una nuova ricerca dello University of Michigan Health System insieme con una grande azienda farmaceutica ha identificato un nuovo approccio per la terapia del dolore moderato e grave, che apre la strada a dosaggi minori di antidolorifici. I risultati appaiono nel Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.

Alcuni composti come l’hydrocodone (l’ingrediente principale di Vicodin) e l’oxycodone (Oxycontin) sono spesso le migliori opzioni per il trattamento del dolore sia lieve che forte. I farmaci si legano a molecole specifiche (recettori oppioidi) sulle cellule nervose del cervello e del midollo spinale per prevenire la sensazione di dolore.
“Abbiamo per la prima volta scoperto composti che si legano ad un sito alternativo sui recettori oppioidi nervosi e che hanno un notevole potenziale per migliorare l’impatto positivo del farmaco senza aumentare gli effetti collaterali negativi,” dice il co-autore John Traynor, Ph.D., professore di farmacologia presso l’UM Medical School.
“Siamo ancora nelle primissime fasi di questa ricerca con una lunga strada da fare, ma crediamo che identificare questi composti sia un passo fondamentale per rivoluzionare il trattamento del dolore. Ciò apre la strada allo sviluppo di farmaci antidolorifici che richiedono dosi inferiori per essere efficaci, che aiutano ad affrontare i gravi problemi di tolleranza e dipendenza che constatiamo con la terapia del dolore convenzionale”.
Utilizzando sistemi cellulari e membrane cerebrali di topo, i ricercatori hanno identificato composti che si legano ad un sito fisicamente distinto e precedentemente sconosciuto chiamato “allosterico”. Si tratta di un sito che perfeziona l’attività del recettore oppioide. Non solo questi composti agiscono in un luogo che non è stato studiato prima, ma si legano anche al recettore in un nuovo modo per migliorare le azioni della morfina, il che significa che dosi più basse possono avere lo stesso impatto.
“Ciò che è particolarmente interessante è che questi composti potrebbero potenzialmente funzionare come antidolorifici naturali del corpo per gestire il dolore. Sappiamo che i farmaci forti convenzionali contro il dolore aumentano, in ultima analisi, il rischio di sintomi da astinenza e la dipendenza, che è particolarmente un grave problema. Le implicazioni di questo lavoro, sono altamente significative per questo settore di studio”, conclude Traynor.

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