Riaccendere un microRNA per fermare il tumore al seno

Una piccola molecola gioca un ruolo determinante nella progressione del cancro più frequente nelle donne. Lo rivela studio italiano finanziato da Airc.
Sono così piccoli che a lungo la scienza li ha ignorati. E quando, appena 20 anni fa, fu scoperta la loro presenza, in pochi immaginavano l’importanza del loro ruolo nel regolare i processi biologici che dalle istruzioni contenute nel codice genetico portano al funzionamento delle cellule e dell’intero organismo.
Oggi sui microRna, molecole lunghe appena 20-22 nucleotidi (per farsi un’idea basti pensare che nel Dna umano sono presenti oltre 3 miliardi di paia di basi di nucleotidi), si è concentrata l’attenzione della ricerca.
La loro capacità di attivare o impedire funzioni cellulari sembra essere il tassello mancante per andare a fondo nella comprensione di molte malattie. A cominciare dal cancro.
Una prova di ciò arriva da uno studio condotto dal gruppo di Oncogenomica Traslazionale dell’Istituto Regina Elena di Roma in collaborazione con il Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele) che ha mostrato come una di queste piccole molecole, il microRNA 10b*, giochi un ruolo determinante nello sviluppo del cancro del seno.
La ricerca, finanziata da Airc (che proprio questa domenica torna in piazza con l’Azalea della Ricerca), è stata pubblicata sulla rivista EMBO Molecular Medicine e, oltre a consentire una maggiore comprensione sui meccanismi inerenti la trasformazione neoplastica, pone le basi molecolari per future nuove terapie e trattamenti sempre più personalizzati per questa forma di tumore.
MiR-10b* fa parte di una classe di mediatori cellulari che regolano l’espressione di proteine coinvolte nella crescita e nello sviluppo del tumore. Gli esperimenti condotti nei laboratori di Oncogenomica Traslazionale in collaborazione con l’Anatomia Patologica dell’Istituto Regina Elena, hanno permesso inizialmente di dimostrare che nel tumore al seno esiste una diversa espressione di alcuni microRNA rispetto al tessuto circostante sano. «L’espressione del miR-10b* in particolare – spiega la prima autrice del lavoro Francesca Biagioni – viene persa nelle cellule tumorali rispetto alla controparte sana e la ricostituzione della sua espressione porta alla morte delle cellule tumorali stesse, attraverso la riaccensione dell’attività di tre proteine (PLK1, BUB1 e Ciclina A) coinvolte in processi chiave per la sopravvivenza della cellula trasformata. Inoltre esperimenti su cavie murine hanno evidenziato la capacità del miR-10b* di bloccare la crescita del tumore aprendo la possibilità di un suo impiego terapeutico».
In sostanza l’inattività del microRna lascia strada libera alle cellule tumorali impedendo il processo fisiologico che le porta in genere alla morte.
«La rilevanza di questa scoperta – aggiunge il coordinatore dei laboratori di oncogenomica traslazionale Giovanni Blandino – è data dal fatto che nonostante i grandi successi ottenuti dalla ricerca in campo oncologico, il tumore al seno rappresenta ancora un problema clinico in merito alla risposta terapeutica non sempre prevedibile e al potenziale manifestarsi di resistenze alle terapie».
Non solo. Il microRNA studiato dai ricercatori potrebbe essere coinvolto anche in altri tumori: «abbiamo scoperto che la sotto-regolazione di miR-10b si verifica anche nei tumori gastrici e in quelli della testa e del collo», scrivono.
Ma occorreranno molti altri studi per avere conferme. E per valutare se l’impiego terapeutico della scoperta sia una strada percorribile.

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