LE CONSEGUENZE DELLE TERAPIE PER IL TUMORE

Due esperti ci spiegano come combattere alcuni effetti collaterali della chemioterapia per la cura del tumore al seno
19.04.2013. La riabilitazione oncologica deve puntare agli effettivi bisogni del paziente e avere come finalità ultima l’autonomia della persona nel suo complesso ed il conseguente miglioramento della qualità di vita. In caso di danno cronico la terapia riabilitativa deve mirare a raggiungere e migliorare la capacità funzionale residua: il grado di dipendenza nelle attività quotidiane è un fattore in diretta correlazione con una peggiore qualità della vita.
Un aspetto che influisce negativamente sulla qualità di vita delle donne con diagnosi di tumore è l’impatto della chemioterapia sulle funzioni cognitive, per cui è stato coniato il termine di “chemobrain” o “chemofog”.
Nelle donne in cura per tumore al seno, la chemioterapia è associata a disturbi cognitivi con stime di prevalenza che variano dal 20% al 60%. I deficit sono stati osservati in particolare a carico della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, della velocità psicomotoria e della velocità di elaborazione cognitiva. La presenza di disturbi cognitivi limita la possibilità di tornare alle attività lavorative, sociali e familiari.
Risultati di studi longitudinali rivelano che, per alcune donne, il disturbo cognitivo può diminuire nel tempo. Altri dati suggeriscono come il declino cognitivo post-chemioterapia possa risolversi nel tempo in una parte d’individui affetti, mentre persista in altri.
La diagnosi precoce dei disturbi cognitivi e il trattamento riabilitativo sono strumenti importanti che aiutano a recuperare il deficit e a migliorare la qualità di vita.
Il linfedema del braccio, causa di enormi disagi per la donna, è un effetto collaterale che può avere inizio durante o dopo il trattamento per la cura del tumore al seno. Pur non essendo un effetto grave, può protrarsi per un lungo periodo di tempo. Questa condizione si manifesta sotto forma di gonfiore dei tessuti molli del braccio o della mano. Il gonfiore può essere accompagnato da torpore, fastidio e a volte da un’infezione. Alcune donne presentano un linfedema così lieve da essere difficilmente visibile. Altre, invece, sviluppano un linfedema moderato che è visibile, non si riassorbe e peggiora quando le condizioni si aggravano. Altre ancora soffrono di un linfedema grave che crea un disagio tale da comportare persino una disabilità.
Le pazienti in questa situazione sono considerate guarite dal cancro ma continuano a sentirne la presenza inquietante con una immagine corporea gravemente alterata con ripercussioni sulla vita privata, sulla sessualità, sulla vita di relazione e sull’autonomia motoria.
Sono disponibili terapie che leniscono il disagio e attenuano il gonfiore attraverso il trattamento fisico decongestivo del linfedema (terapia fisica combinata o CPT) che, come le linee guida nazionali ed internazionali suggeriscono, deve potersi avvalere di tecniche di drenaggio manuale, pressoterapia sequenziale, cinesiterapia, bendaggio multistrato, ginnastica isotonica, mobilizzazione articolare e applicazioni di linfotape.

A cura di Andrea Pace, Responsabile Neurologia dell’Istituto Regina Elena di Roma, e Andrea Minnetti della Neuroriabilitazione dell’Istituto Regina Elena di Roma

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