Ci sono lavori che aumentano il tumore al seno ?

Risponde Paolo Veronesi – Direttore Chirurgia senologica integrata, Ist. europeo oncologia, Milano

Un recente studio canadese evidenzia in effetti un aumento di rischio di carcinoma mammario per alcune categorie di lavoratrici, in particolare del settore agricolo, impiegate nell’industria automobilistica nella lavorazione della plastica o nell’inscatolamento degli alimenti e, in generale, nella lavorazione del metallo, ma anche nelle lavoratrici di bar e case da gioco. Per le lavoratrici dell’agricoltura e per chi prepara i cibi da conservare, il fattore di rischio risiede nel possibile contatto con pesticidi; per chi lavora con la plastica nel possibile contatto con agenti che alterano il metabolismo estrogenico o con agenti cancerogeni veri e propri, responsabili anche dell’aumento di rischio nelle addette all’industria dei metalli. Per le donne occupate nei locali notturni la responsabilità è invece da attribuire al fumo passivo (fortunatamente da noi vietato ormai da anni), ma anche nell’alterazione dei ritmi circadiani con alterata produzione di melatonina dovuta al lavoro di notte. Il lavoro notturno, in particolare, era già stato dimostrato aumentare del 30 per cento il rischio di carcinoma mammario, soprattutto per chi effettuava meno di tre turni notturni settimanali: in questi casi, infatti, c’è un’alterazione ancora più ripetuta dei ritmi sonno-veglia rispetto a chi lavora di notte con maggior frequenza. Il legame fra tumore al seno e turni sembra ancora più evidente prima della prima gravidanza. Probabilmente le cellule mammarie, non ancora del tutto differenziate nelle donne che non hanno ancora avuto figli, sono ancora più vulnerabili allo squilibrio dei ritmi. È quindi ancora più rilevante per queste donne l’importanza della diagnosi precoce e l’abitudine di rivolgersi al medico prima di ammalarsi senza attendere i primi sintomi, visto che un tumore della mammella diagnosticato in fase preclinica ha oltre il 95 per cento di probabilità di guarire definitivamente. Fondamentale è aderire allo screening mammografico proposto gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale e rivolto alle 50-69enni. Consigliamo però un’ecografia mammaria annuale a partire dai 35 anni e una mammografia annuale dai 40, ma per le donne ad alto rischio (come quelle con familiarità per la malattia o nelle quali è stata identificata una alterazione genetica predisponente) è opportuno iniziare con i controlli già a partire dai 30 anni e questi devono essere più frequenti, prevedendo l’ecografia anche ogni sei mesi. Il programma di prevenzione dev’essere elaborato su misura dal senologo, tenendo conto dei vari fattori di rischio ma anche delle caratteristiche anatomiche delle mammelle, molto diverse da donna a donna e nella stessa donna a diverse età.

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