Tumore al seno: quando equipe medica è multidisciplinare e ben organizzata le pazienti vivono di più

 

Contro il cancro al seno, l’unione fa la forza

Se l’equipe medica è multidisciplinare e ben organizzata, la qualità delle cure per il tumore al seno, anche avanzato, migliora. E le pazienti vivono di più

Maria Rosa Valetto – 22.09.2012

Che il cancro della mammella sia una malattia complessa, il cui trattamento richiede l’impegno di più specialisti è cosa nota.  Ma nell’immaginario collettivo si tende a pensare che, superati gli stadi iniziali, ci siano pochi margini e gli esiti non dipendano più tanto dall’intensità delle cure. Inoltre in genere si attribuisce esclusivamente il successo del trattamento ora alla diagnosi precoce, ora alla bravura del chirurgo, piuttosto che all’insieme ben coordinato degli interventi. 

Uno studio britannico pubblicato sul British Medical Journal smentisce queste opinioni e dimostra invece che l’intervento integrato di più specialisti, gestito con criteri rigorosi, è vincente anche in forme di tumore avanzato. Secondo i dati dello studio, questo approccio multidisciplinare è così importante che il guadagno della sopravvivenza è un numero a due cifre.

Lo studio – L’introduzione nel 1995 in un distretto sanitario scozzese di un nuovo modo di gestire le pazienti con cancro della mammella è stata un’occasione unica per avviare la ricerca su vasta scala. Eileen Kesson che ha diretto l’indagine illustra i cambiamenti: «Nel distretto sanitario di Greater Glasgow che conta 900 mila assistiti sono stati creati cinque team multidisciplinari formati da chirurghi, anatomopatologi, oncologi, radiologi, infermieri specializzati che hanno lavorato secondo linee guida operative e si sono confrontati sulla loro attività clinica nel corso di incontri periodici all’interno dei singoli team e tra team. Inoltre è stata imposta una centralizzazione delle cure presso le strutture di riferimento, abbandonando la possibilità di gestire casistiche oncologiche limitate in piccoli centri». I distretti sanitari limitrofi, che contavano nell’insieme 1.600.000 assistiti ed erano confrontabili per le caratteristiche delle pazienti e della malattia, non hanno modificato la loro prassi e rappresentavano quindi il confronto ideale per valutare gli effetti delle innovazioni. 

Guadagno netto – «Utilizzando come spartiacque il 1995, abbiamo stimato la sopravvivenza a 5 anni di quasi 14 mila pazienti con tumore della mammella avanzato seguite con approccio multidisciplinare o tradizionale. A partire dal 1996, è risultata migliore nel distretto di Greater Glasgow, con un guadagno del 18%. Si è anzi rovesciata una tendenza che, prima di allora lo vedeva svantaggiato, con un 11% di mortalità in più. La dimensione di questo beneficio era della stessa portata di quella che altri ricercatori hanno descritto quando ci si rivolge a un chirurgo specializzato in interventi sulla mammella».

Un dato interessante è che il guadagno di sopravvivenza era particolarmente marcato tra le pazienti di età avanzata, probabilmente perché il più solido approccio multidisciplinare induceva a osare di più nelle opzioni terapeutiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

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