Tumore al seno, l’Europa batte gli Usa

 

da Corriere della Sera  (Mario Pappagallo)

 

In Europa, più chirurgia conservativa e rispettosa dell’integrità della donna, oltreoceano si opta spesso per la mastectomia

L’Europa batte gli Stati Uniti nella salvaguardia dell’integrità psico-fisica della donna. Più chirurgia conservativa, massima efficacia delle cure con la minore aggressività possibile. È quanto emerge da uno studio europeo pubblicato sull’European Journal of Cancer. Per la prima volta sono state confrontate le attività delle Breast Unit, che hanno inviato i propri dati ad Eusoma, ai fini della certificazione volontaria, ossia del riconoscimento della qualità del lavoro svolto (su un database relativo alla pratica clinica in 27 Istituti europei, tra i quali Humanitas cancer center). Ne è emerso che solo una donna su 4 è stata sottoposta a mastectomia totale (l’asportazione completa della mammella) nel periodo 2003-2010, una su 5 se si considera il solo 2010. Questo in Europa. Negli Stati Uniti si viaggia su una media di 3 mastectomie totali ogni 5 interventi.

DIAGNOSI PRECOCE – «Lo studio evidenzia un approccio europeo conservativo, frutto di un’ottima organizzazione ospedaliera e probabilmente della consapevolezza delle donne nel partecipare alla scelta terapeutica», spiega Carlos Alberto Garcia-Etienne, senologo di Humanitas Cancer Center, primo autore dello studio europeo. Il dato colpisce se confrontato con due studi americani del 2009, effettuati dalla Mayo Clinic e dal Moffitt Cancer Center, che evidenziavano appunto scelte più aggressive (fino al 60% di mastectomie totali). In gioco anche una maggiore informazione della donna europea e un sistema di controlli periodici che consentono un’efficiente rete di diagnosi precoci. Vera chiave di volta per guarigioni a costi fisici minimi. Rete a maglie strette dove esiste un sistema sanitario che si accolla le spese, a maglie più larghe laddove i test di diagnosi precoce vanno pagati, direttamente o attraverso le assicurazioni. E con i chiari di luna di questi anni di pesante crisi economica le falle nei controlli si sono ampliate portando sempre più americane in ritardo alla drammatica scoperta del male.

OPERAZIONI MIRATE – La chirurgia conservativa, infatti, è l’optimum se il tumore si scopre all’inizio. Consente operazioni sempre più mirate e limitate, risparmiando al massimo il tessuto mammario sano (è la strada aperta da Umberto Veronesi più di 30 anni fa) con risultati equivalenti alla mastectomia totale. Se non superiori in quanto è inferiore il peso negativo sulla psiche della donna colpita dal cancro. In realtà, i dati americani riportati negli studi citati che provocarono forti reazioni nella comunità medica mondiale, furono ridimensionati da un’altra indagine, più ampia e multicentrica, condotta da Elisabeth Habermann dell’università del Minnesota, che evidenziava tassi di mastectomia comunque alti, ma in linea con la tendenza a ridurne i casi a beneficio di interventi più conservativi. Da qui l’esigenza di verificare cosa stava accadendo in Europa.

DIFFERENZE – «I dati europei sono decisamente in controtendenza rispetto a quelli americani per motivi diversi: la maggior parte delle Breast Unit europee del nostro studio sono certificate ed hanno un elevato livello di qualità, mentre quelle americane coinvolte nell’indagine non necessariamente lo erano e in America le linee guida permettono un approccio più aggressivo del tumore anche in fase precoce – commenta Garcia-Etienne -. Il limite degli studi americani rispetto a quello europeo, piuttosto, è che i primi due si basano ciascuno su un singolo centro, la cui statistica può risultare “falsata” da fattori di tipo territoriale e culturale, come per esempio pazienti che cercano grandi centri per trattamenti più aggressivi con ricostruzione altamente specializzata. Il nostro studio invece è multi-istituzionale e riflette una realtà più ampia».

 

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