Fino a 5 anni di sopravvivenza con cancro al seno metastatico grazie a terapie a bersaglio

 

 

SPAGNA – Tendenza in salita per la sopravvivenza nei pazienti con cancro al seno metastatico, specialmente in quelli che presentano il fattore HER2 (human epidermal growth factor receptor-2) positivo. L’annuncio è stato fatto presso la Settima Conferenza Europoea per il Cancro al Seno (EBCC7).

La dottoressa Marie Sundquist, del Dipartimento di Chirurgia dell’ospedale di Kalmar, in Svezia, ha detto che la sopravvivenza media per 5 anni di 557 pazienti affetti da cancro al seno con metastasi presso il suo ospedale è più che raddoppiata, in particolare è aumentata costantemente dai 10 mesi per il periodo tra il 1985 e il 1990  ai 22 mesi dal 2000 al 2004.

Nella ricerca vengono riportati i risultati di una analisi presso lo stesso ospedale nella regione di Kalman a partire dal 1985. “La forza del nostro studio è che noi abbiamo analizzato  consecutivamente una popolazione in un’area ristretta per 25 anni”, dice la dottoressa Sundquist.

Per i 288 pazienti con il tumore di grado 3, il più aggressivo dei tumori al seno, la sopravvivenza media è passata dai 10 mesi del 1985 ai 17 mesi del 2000. L’aumento nell’uso della chemioterapia con farmaci chiamati antracicline e taxano è stata la ragione principale dei risultati (le antracicline sono le più diffuse molecole utilizzate nelle terapie antitumorali, scoperte negli anni ’60).

Alcuni tumori al seno hanno dei recettori che permettono ad alcuni tipi di ormoni o proteine di attaccarsi alle cellule tumorali. I pazienti che avevano questo tipo di tumore hanno risposto a terapie specifiche che hanno permesso di migliorare sensibilmente, anche in questo caso, la sopravvivenza. Si è passati da 14 mesi a 21 mesi di vita media per i pazienti positivi al fattore HER2 – così si chiama il recettore presente sulle cellule tumorali.

“Non ci sono dubbi che in questo caso il trastuzumab (Herceptin), che colpisce il gene HER2, è la più importante ragione per il miglioramento di questo gruppo di pazienti, ma anche qui l’uso nella chemioterapia del’antraciclina ha contribuito”, dice la dottoressa.

“Nel gruppo dei pazienti positivi all’HER2 che aveva il tipo più aggressivo di cancro (grado 3), il 45% dei pazienti che hanno ricevuto il trastuzumab è sopravvissuto più di 3 anni e il 30% più di 5 anni,”, ha aggiunto la dottoressa Sundquist.

I pazienti che hanno subìto una diffusione del tumore, al momento della diagnosi, in altre parti del corpo, quindi oltre a seno ed ascella, sono essenzielmente incurabili. Tuttavia, alcuni pazienti possono sopravvivere anche decine di anni con una buone qualità della vita, a dispetto dell’iniziale diffusione tumorale, mentre altri non riescono a rispondere a nessuna delle terapie allo studio. Esplorare e capire questi meccanismi permetterebbe di cucire meglio i trattamenti sui singoli pazienti”.

Una nuova era nella cura di questo tipo di tumore è iniziata con il trattamento con terapia bersaglio attraverso l’uso del trastuzumab. Da allora, altri tipi di terapie bersaglio sono state sviluppate e questo apre una nuova strada per il trattamento del tumore metastatico, ma anche per la cura del tumore primario alla mammella.

Questi trattamenti, almeno all’inizio, saranno molto costosi per i sistemi sanitari nazionali, ma permetteranno a molte donne di sopravvivere molto più a lungo rispetto ad oggi e a vivere una vita abbastanza normale per un periodo di tempo considerevole.

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