Tumore: Problemi di coppia e di sessualità

 

 

Cosa succede se uno dei partner ha un tumore? Come gestire la situazione?

Risponde Patrizia Pugliese

La diagnosi di un tumore determina un forte impatto emozionale non solo sull’individuo portatore della malattia ma anche sul partner, fino a rappresentare per alcune coppie un evento di “crisi” che mette in discussione la relazione stessa. Questo evento è più probabile si manifesti nelle coppie in cui esistono, già prima della malattia oncologica, problematiche di confronto e comunicazione, di espressione e condivisione delle emozioni e di considerazione dei reciproci bisogni.  Altre coppie possono invece scoprire una nuova intimità e provare un sentimento più profondo nei confronti del partner, proprio in conseguenza del fatto che sono chiamati ad affrontare insieme una dura prova come quella rappresentata dalla malattia. Un’area della coppia che può essere modificata direttamente o indirettamente dalla malattia oncologica e dai suoi trattamenti è la sessualità. Un’area importante e che va salvaguardata, per il benessere dei pazienti e dei loro partner. I cambiamenti della sessualità possono essere sia fisici che psicologici o, il più delle volte, una combinazione di entrambi e possono riguardare le diverse fasi della risposta sessuale: desiderio, eccitamento, orgasmo e risoluzione. Ogni trattamento oncologico può produrre una specifica problematica. La chirurgia utilizzata nei tumori di prostata, vescica e retto, ad esempio, può generare nell’uomo la disfunzione erettile e l’assenza della fuoriuscita dello sperma durante l’orgasmo. Nella donna, la chirurgia utilizzata nei tumori ginecologici (endometrio, ovaie, cervice, vulva) può causare secchezza vaginale o dolore durante la penetrazione. Anche la radioterapia può causare cambiamenti sessuali simili a quelli della chirurgia, anche se solitamente compaiono più tardi. Nella donna alcuni farmaci chemioterapici possono determinare cambiamenti nel comportamento sessuale: attraverso la modifica dei livelli ormonali e l’insorgenza della menopausa precoce con i suoi sintomi (vampate di calore, irritabilità, disturbi del sonno, diminuzione del desiderio e della lubrificazione vaginale); oppure a causa degli effetti collaterali dei trattamenti (nausea, vomito, stanchezza, depressione, mancanza di energia). Infine, i cambiamenti nell’immagine corporea, legati alla caduta dei capelli o all’alterazione del peso corporeo, possono determinare nella donna il sentirsi meno attraente e sicura di sé, con ripercussioni sulla vita sessuale. Nell’uomo, le conseguenze sessuali della chemioterapia appaiono minori e riguardano principalmente il desiderio, che può essere ridotto a causa degli effetti collaterali dei farmaci o della loro azione sui livelli di testosterone. Il trattamento ormonale genera nelle donne effetti collaterali quali secchezza e perdite vaginali, ridotta elasticità della vagina e, in generale, una riduzione del desiderio. Nell’uomo, può determinare ginecomastia (ingrossamento dei seni), perdita dei peli, vampate di calore e ridotti livelli di energia che incidono negativamente sull’immagine corporea e sul “sentirsi uomo” e quindi sul desiderio sessuale. Inoltre, inibendo la produzione di testosterone, il trattamento può causare una diminuzione del desiderio e della funzionalità erettile. È normale perdere interesse per l’attività sessuale subito dopo la diagnosi e durante i trattamenti perché tutte le risorse dei pazienti e dei loro partner sono concentrate sul superamento della malattia. Le persone si confrontano principalmente con le conseguenze psicologiche quali ansia, depressione, dolore. E poi ci sorgono difficoltà di comunicazione, una diversa percezione del proprio corpo, preoccupazioni professionali ed economiche. E su tutto aleggia una perenne percezione di stanchezza. Inoltre, all’interno di una relazione di coppia già provata dalla malattia, possono manifestarsi livelli diversi di desiderio sessuale, la paura (nel paziente) di non essere desiderabile o attrattivo, la non accettazione delle modifiche del proprio corpo o la presenza di credenze erronee sulla trasmissione del cancro attraverso l’attività sessuale. Tutti elementi che possono agire negativamente sul comportamento sessuale. La ripresa sessuale dipende dall’importanza attribuita alla sessualità prima della malattia all’interno della coppia, dalla qualità della relazione di coppia e dell’intesa erotica tra i due partner.

Fondamentale è anche l’informazione ricevuta dal team di cura sui possibili cambiamenti sessuali determinati dalla malattia e dai suoi trattamenti: avere ragguagli adeguati crea un contesto nel quale il paziente si sente legittimato ad esprimere i suoi bisogni di riabilitazione sessuale e può, quindi, ricevere indicazioni sulle risorse disponibili nel contesto di cura per il recupero di una vita sessuale soddisfacente.

Una modalità per favorire la ripresa sessuale consiste in alcuni incontri con lo psicologo del team di cura mirati ad incoraggiare la coppia a riprendere gradualmente l’attività sessuale, affrontando insieme le paure, a ritrovare un’intimità affettiva prima di quella sessuale, a parlare più apertamente della sessualità e dei cambiamenti determinati dalla malattia, a comprendere reciprocamente i bisogni e a sperimentare modi alternativi di raggiungere il piacere sessuale. Questi incontri possono essere sufficienti a consentire alla coppia di riprendere una soddisfacente attività sessuale e quando lo psicologo si rende conto della necessità di trattamenti più intensivi (o di tipo medico o di tipo psicologico) indirizza la coppia ai vari specialisti.

I rimedi, insomma, esistono. E’ però fondamentale chiedere aiuto.

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