Scoprire il tumore e annientarlo. Le novità della radioterapia

 

( Sportello Cancro,  Adriana Bazzi, 14 Luglio 2011 )

 

 

Diversi tipi di particelle ionizzanti, veicolate da macchine sofisticate, promettono risultati sempre più interessanti

 

LONDRA – Sta succedendo quello che è accaduto per i farmaci anti-cancro: anche la radioterapia dei tumori diventa sempre più “mirata” e “personalizzata”, studiata cioè, per quel determinato tumore, in quello specifico organo di quel particolare paziente.  Se la vecchia cobaltoterapia può essere, in qualche modo, paragonata ai primi chemioterapici (che distruggevano le cellule malate, ma anche quelle sane), ora le moderne macchine da radioterapia riescono a “scolpire” la dose di radiazione e ad adattarla al contorno tridimensionale del tumore. I radioterapisti di oggi sono la versione moderna del Bernini che riusciva a far emergere il David da un blocco di marmo.

Ma c’è anche di più: se alcune macchine da radioterapia tengono conto dell’anatomia del tumore, altre, più sofisticate, riescono a valutarne anche la densità, dal momento che un tumore non è omogeneo: in questo caso il radioterapista diventa un “pittore”, pittura cioè la dose a seconda delle diverse zone.

Ultima novità: si sta facendo strada l’idea di combinare la radioterapia con i nuovi farmaci, cosiddetti a bersaglio molecolare, per aumentare sempre più l’efficacia delle cure.

 

RAGGI XQuesto sistema di cura, che nasce molto prima degli antitumorali, con la scoperta, oltre cento anni fa dei raggi X, ha fatto passi da gigante (con costi, però in crescita) come è emerso a Londra dall’ultimo congresso dell’European Society for Therapeutic Radiology and Oncology (Estro) che ha celebrato i suoi trent’anni di vita.  «La radioterapia oncologica sarà all’avanguardia nel trattamento dei tumori» – ha detto Jean Bourhis, Presidente dell’Estro.  Gli esperti ora parlano di “quarta dimensione” :  non solo si può curare un tumore in base alla sua conformazione spaziale, ma si riesce a intercettarlo anche quando si muove. Come?  Visualizzando il suo volume nel tempo. Prendiamo un cancro al polmone: è un bersaglio mobile perché cambia posizione con il respiro. Come centrarlo con le radiazioni senza danneggiare i tessuti sani?

 

GATING E TRACKING –  «Ci sono sostanzialmente due modi – spiega Guido Baroni del Politecnico di Milano. – Il primo prevede l’accensione del fascio di radiazioni quando la lesione sta in una certa posizione: si chiama gating respiratorio. In pratica, accendo e spengo il fascio di radiazioni a seconda di dove è localizzato in un preciso momento il tumore. Il secondo è la tecnica del tracking: lascio sempre acceso il raggio, ma lo modifico in modo che sia lui a inseguire il tumore». Già esistono macchine che fanno questo: il True Beam (ne esistono ancora pochi esemplari al mondo, il primo installato all’MD Anderson Cancer Center di Houston, un altro appena arrivato all’University College di Londra, un altro ancora già operativo in Italia all’Istituto Humanitas di Milano) fa il primo, il Cyberknife il secondo. Chiara Gianoli, del gruppo di Baroni al Politecnico di Milano, ha presentato a Londra un “trucco” che permette di fissare meglio l’immagine del tumore quando è in movimento: si tratta dell’ uso contemporaneo di due tecniche diagnostiche, la Tac (che dà informazioni sull’anatomia del tumore) e la Pet (la tomografia a emissione di positroni che invece dice come si comporta funzionalmente): associate hanno il vantaggio di ridurre i tempi degli esami e la dose di tracciante, cioè delle sostanze che servono per visualizzare i tumori e che possono avere effetti collaterali.

IN COLLABORAZIONE – Insomma, queste radioterapie stanno diventando sempre più complesse e prevedono la collaborazione non soltanto dei radioterapisti, ma anche di ingegneri, di fisici, di esperti di informatica. E dei clinici. Perché adesso l’idea è di associare le terapie mediche a quelle radiologiche per aumentare, appunto, l’effetto delle cure. L’obiettivo finale è cronicizzare il tumore, come fosse, per dire, un diabete, sfruttando al meglio tutti i metodi disponibili. Uno studio francese presentato a Londra da Eric Deutsch dell’Institut Gustave Roussy di Villejuif, dimostra, per esempio, che i tumori correlati al papilloma virus (Hpv), come quello della cervice uterina o della zona testacollo, sono più sensibili alle radiazioni ionizzanti se vengono prima trattati con un antivirale, il c i d o f ov i r.  Un’ a l t r a s p e r ime n t a z i o n e , dell’australiano Jim Denham, ha dimostrato che, nel cancro alla prostata avanzato, sei mesi di ormonoterapia prima della radio, dimezzano il rischio di metastasi e la mortalità.

 

EFFETTI COLLATERALI – Altra sfida: valutare quale delle diverse metodiche radianti funziona meglio per un certo tipo di tumore. Per i farmaci, gli studi di confronto esistono da anni e sono consolidati. Per queste terapie, un po’ meno, ma si sta cominciando. Una delle maggiori esperte mondiali di radioterapia e nel mondo, la giapponese Ritsuko Komaki che lavora all’MD Anderson Cancer Center di Huston, Texas, ha evidenziato che gli effetti collaterali da radiazioni (quando la radioterapia è associata alla chemioterapia) nel trattamento dei tumori polmonari cosiddetti non a piccole cellule (Nsclc), come la polmonite o la tossicità per il midollo osseo, sono minori quando si utilizzala PBT rispetto alla X-IMRT (complicato: la prima è la Proton Beam Therapy che sfrutta come particelle ionizzanti i protoni, la seconda, invece, i fotoni), mentre per l’esofagite non c’è differenza fra le due tecniche. Non è facile stabilire che cosa è meglio, anche perché queste terapie si basano su macchine che hanno costi giganteschi.

 

COSTI ENORMI – Tanto per fare un esempio: una macchina che produce protoni (un tipo di particelle ionizzanti usate in terapia) costa dalle dieci alle venti volte di più rispetto a una che fabbrica fotoni (altro tipo di particella): 3-4 milioni di euro verso 10-15 milioni di euro). E gli esperti ritengono indispensabile una valutazione economica di quello che sta succedendo in Europa in questo settore. Così è nato il progetto Hero (Health Economics in Radiation Oncology) con l’obiettivo di censire le infrastrutture che propongono questo tipo di cure in Europa e di sviluppare un modello di valutazione economica. I risultati arriveranno fra qualche tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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